Il Tirreno

Empoli

Luminarie troppo misere «E noi non le pagheremo»

di Antonio Lanza
Luminarie troppo misere «E noi non le pagheremo»

Molti dei commercianti che hanno versato la prima rata non vogliono saldare l’importo della seconda: «Il contributo chiesto non è affatto giustificato»

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EMPOLI. Chi non paga sciopera, e chi paga protesta. Alla prima messa in posa delle luminarie natalizie scoppia la protesta dei commercianti empolesi contro il Comune e l’associazione Centro Storico. «Mi sembrano un po’ misere» è il commento più misurato; «Il contributo non è giustificato» accusa qualcun altro chiamando in causa i 120 euro, Iva inclusa, dei quali più di cento commercianti hanno già versato la prima metà. «Se le illuminazioni sono queste – minacciano in tanti – si possono scordare che pagheremo la seconda rata». In effetti a guardare il filo d’acciaio dal quale penzola un po’ tristemente un unico filo bianco trasparente a led, dall’aspetto neanche tanto vivace, viene da pensare ad una base sulla quale possono essere impiantati altri effetti luminosi. E invece no. Le luminarie sono quelle, solo quelle, almeno quelle sospese tra i palazzi delle vie del centro. «I lavori di messa in posa non sono nemmeno iniziati – risponde il presidente dell’associazione Centro Storico di Empoli, Nicola Nardini – e trovo assurdo che ci siano già queste proteste. Almeno aspettino il primo dicembre e poi se ne può parlare». Nardini, che ha seguito in prima persona la raccolta fondi presentando il progetto ai commercianti e curandolo in tutte le fasi, assicura che gli addobbi luminosi che saranno inaugurati il primo dicembre e fino a Natale, mancano ancora delle installazioni a taglio di strada, dove verranno addobbate tutte le fioriere ed i quaranta alberi del centro della città. «Una volta accese le luci e finiti i preparativi delle strade – rassicura Nardini – Sarà tutto un altro effetto».

Ma lo scetticismo da parte di tanti operatori resta ed è legato per lo più alla situazione sempre più difficoltosa del giro di affari nel centro storico. I sentimenti diffusi tra i commercianti empolesi del “giro” è quello che va dalla sfiducia per la minaccia di una chiusura della propria attività, alla paura di parlare per non penalizzare ulteriormente una situazione già abbastanza gravosa. Il dito di quasi tutti è puntato sul Centro Coop e alla crisi di consumi arrivata in concomitanza con la sua apertura. E molti il dito lo puntano anche sull’amministrazione comunale. «Non ho pagato il contributo per le luci di Natale perché come commerciante mi sento abbandonata dall’amministrazione comunale – dichiara Katia Pignatiello, giovane titolare del negozio “Donna più”, un negozio di accessori per la moda su via Ridolfi. «La settimana scorsa ho subito un furto in orario di apertura. il centro sta finendo in mano alla microcriminalità e questo spaventa noi e scoraggia i nostri clienti – dichiara con una certa amarezza la giovane imprenditrice, che conclude – Non voglio e non posso dare nessun contributo per le luminarie». Anche Giovanni Preti, titolare della camiceria “Mitch e Lui” di via del Giglio, a due passi dal Comune, non ci va leggero e dichiara: «Per quanto mi riguarda quest’anno non verserò la seconda rata per le luminarie e dall’anno prossimo non pagherò più». Sulla stessa linea è Andrea Cristalli del negozio di giocattoli “Il principe ranocchio” di via Marchetti: «Ho pagato ben volentieri tutti gli anni, ma se sono queste le luminarie di quest’anno, non pagherò la seconda rata perché il contributo mi sembra eccessivo per un filo di luci a led. Anzi pretendo un resoconto dettagliato da parte dell’associazione sulle spese sostenute e delle fatture emesse», aggiungendo anche di voler coinvolgere anche gli altri commercianti nella richiesta per far fronte comune anche davanti all’amministrazione comunale che sulla spesa ha assicura la copertura del 30% del totale. Più misurata, ma anche preoccupata per la situazione generale è Daniela Puccetti, del negozio di scarpe “Daniela” di via del Giglio: «Capisco il momento, ma è nostro dovere di commercianti cercare di migliorare le cose attraverso il contributo. D’altro canto le luci di quest’anno sono decisamente misere». «Ho sempre rispettato gli impegni presi – dice Mauro Davide del negozio di Swarovsky di via del Giglio – Ma se dovessimo decidere insieme agli altri commercianti di non versarli per protesta, sarei d’accordo con loro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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