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Dissesto Consorzio Etruria, 23 indagati

Dissesto Consorzio Etruria, 23 indagati

All’esame della procura alcune operazioni finanziarie, i vertici accusati di truffa, bancarotta e operazioni imprudenti

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MONTELUPO. Ventitré persone accusate, a vario titolo, di bancarotta per distrazione, operazione imprudente, falso in bilancio e truffa. È questo l’ultimo capitolo delle lunghe vicende giudiziarie che hanno interessato il Consorzio Etruria. Ventitré persone sono indagate nell'inchiesta della procura di Firenze sul dissesto finanziario che ha portato il Consorzio al concordato preventivo, il 29 giugno 2011.

Si tratta per lo più dei vertici della cooperativa: fra loro ci sono gli ex consiglieri d’amministrazione, con gli ex presidenti Armando Vanni e Luigi Minischetti. Sotto la lente dei pm fiorentini sono finite soprattutto alcune operazioni finanziarie considerate imprudenti, come l’acquisto di alcune società appartenenti al gruppo della Btp. Gli avvisi di chiusura delle indagini sono stati notificati proprio in queste ore. In particolare, i magistrati della procura di Firenze ipotizzano due distrazioni di somme, una da 1,5 milioni di euro, nell'ambito di un'operazione di vendita e acquisto di azioni del Banco di Lucca, e l'altra da 850 mila euro, per una consulenza che secondo gli inquirenti non ci sarebbe mai stata.

Ma la lista delle operazioni imprudenti finite sotto l’occhio degli investigatori non finisce qui. Ci sono, ad esempio, gli acquisti a prezzi ritenuti eccessivi dell’azienda di costruzioni Coestra spa, che avrebbe determinato per il consorzio Etruria una perdita di 22 milioni di euro, e le acquisizioni di quote di alcune società della Btp, come la Stif, con una perdita di 15,9 milioni, e la Euroalfa, con una perdita di quattro milioni di euro.

Secondo l'accusa, nei bilanci degli anni dal 2006 al 2009, i dirigenti del Consorzio avrebbero anche usato giochi contabili, omettendo di contabilizzare le perdite su commesse come quelle per la tramvia di Firenze oppure per l'Ippodromo dei Pini a Follonica (Grosseto).

L’inchiesta della procura di Firenze non ha avuto ripercussioni sulla nuova cooperativa nata dalla scissione prevista dal concordato preventivo, con l’obiettivo di salvare circa 300 posti di lavoro.

Intanto c’è anche un’altra vicenda giudiziaria: Massimo Pagnini e Armando Vanni, che nel 2006 ricoprivano rispettivamente le cariche di amministratore delegato e presidente del Consorzio Etruria, sono stati rinviati a giudizio dal gup di Firenze lo scorso 15 novembre con l’accusa di malversazione ai danni dello Stato, insieme all’ex patron di Btp Riccardo Fusi, nel procedimento sulla cosiddetta «bretella fantasma», il collegamento autostradale Lastra a Signa-Prato finanziato con 28,9 milioni dalla Regione Toscana, nel 2006, e mai costruito.

All’epoca Btp e Consorzio Etruria facevano parte della Sit, la società che si aggiudicò il project financing per la progettazione, la realizzazione e la costruzione dell’opera. Secondo i pm fiorentini titolari dell’inchiesta, la parte dei 29 milioni destinata a Btp (14,5 milioni) e Consorzio Etruria (7,2 milioni) fu utilizzata per estinguere due finanziamenti della Btp e debiti con i fornitori del Consorzio Etruria, quindi con finalità non ricollegabili al project financing.

In un primo momento tra gli indagati c’erano anche l’ex assessore regionale Riccardo Conti e Vito Gamberale, all’epoca ai vertici di autostrade. Le loro posizioni sono state archiviate nel corso delle indagini.

Matteo Leoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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