Sicurezza
L’Arno non fa paura grazie alla nuova cassa di espansione
Sbloccate le procedure dopo molti anni di ritardo Al via i lavori a Fibbiana per l’opera da nove milioni
MONTELUPO. La cassa di espansione di Fibbiana sarà completata e i lavori partiranno all’inizio del 2014. Così l’Arno tra Montelupo ed Empoli non farà più paura. Dopo un periodo di stallo per questioni burocratiche, la gara d’appalto è stata fatta dalla Provincia. E ora le 24 aziende che si sono presentate sono all’esame dei tecnici che dovranno dichiarare la vincitrice (due sono state quelle non ammesse perché non avevano i requisiti).
Le procedure saranno terminate entro l’inizio dell’anno e tra gennaio e febbraio partiranno i lavori. La base d’appalto era pari a 5 milioni e seicentomila euro, mentre la spesa complessiva con l’esproprio dei terreni è pari a 8 milioni e 800 mila euro. I lavori di quella che è stata chiamata Fibbiana 1 dovranno essere consegnati entro trenta mesi. Dopo la realizzazione della prima cassa di espansione che si chiama Fibbiana 2, ora dovrebbe arrivare anche quella più grande (pari al doppio della precedente).
Un iter che comunque ha avuto molti ritardi ed è stato accompagnato da molte polemiche. E che ha fatto sospettare anche, a un certo punto, che le opere venissero commissariate. L’inizio dei lavori per Fibbiana 1 era stato previsto per il 2006 e la conclusione per il 2010. Ma nel 2011 era ancora alla fase di progettazione.
Per la Fibbiana 2 non vennero incontrate molte difficoltá. Per "Fibbiana 1, invece, come avevano spiegato i tecnici della Provincia, « la conferenza dei servizi si è protratta molto a lungo. La Soprintendenza ci ha chiesto una serie di adeguamenti, c'erano problematiche ambientali per cui l'Arpat ha richiesto un monitoraggio di due anni. Insomma era un progetto molto complicato».
Le problematiche ambientali erano legate alla presenza, nell'area scelta come sede dell'intervento, di una ex cava di sassi e ghiaia. «Dovevamo essere certi - era stato spiegato - che non ci fossero agenti inquinanti, alla fine tutto è risultato sicuro ma quelle verifiche erano necessarie».
Anni di ritardo inevitabili insomma che sono stati comunque lontani dal motivare l'arco di tempo trascorso da quando fu partorito il cosiddetto piano di bacino del fiume Arno nel quale rientrava l'intervento, vale a dire nell'ormai lontano 2005.
A tale dilatazione, comuqnue, hanno contribuito anche infiniti passaggi burocratici che hanno fatto scivolare la tempistica. E come aveva sottolineato il sindaco Rossana Mori, «Sono ritardi non dovuti a inerzia o incuria ma ad accertamenti che erano necessari per avere la certezza che quello studiato fosse l'intervento migliore possibile. Altra ragione poi sono state le diverse normative che si sono susseguite negli anni».
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