Sicurezza
Soldati leggendari ed eroi a Montecassino
EMPOLI. Straordinaria la storia dei Maoro. Il 28esimo battaglione fu formato nel settembre del 1939 reclutando i primi 750 volontari ed organizzando l’unità secondo linee tribali. Furono i capitribù...
EMPOLI. Straordinaria la storia dei Maoro. Il 28esimo battaglione fu formato nel settembre del 1939 reclutando i primi 750 volontari ed organizzando l’unità secondo linee tribali. Furono i capitribù Maori a spingere il governo di Wellington alla formazione di una unità composta esclusivamente di nativi. L’ulteriore prezzo della cittadinanza. Entrò a far parte della seconda divisione neozelandese, insieme ai battaglioni di pakeha, i neozelandesi bianchi, impiegata durante la seconda guerra mondiale in Europa.
Secondo le stime, si calcola che fra il 1940 ed il 1945 circa 3600 uomini abbiano prestato servizio nel battaglione. Alla fine si contarono 650 morti, 1712 feriti, 237 prigionieri di guerra. Gli apprezzamenti del generale Bernard Freyberg, ma soprattutto quelli degli avversari, uno su tutti quelli del più grande generale del secondo conflitto mondiale, il feldmaresciallo del Reich Erwin Rommel, la volpe del deserto che li aveva visti combattere in Nord africa, contribuirono ad avvolgere di un’aura di leggenda il battaglione Maori. Questi valorosi combattenti sono raccontati in maniera esemplare da un libro, Nga Tama Toa: The Prize of Citizenship (I guerrieri: il prezzo della cittadinanza) con fotografie e testimonianze dirette raccolte dai protagonisti di allora.
Nel marzo del 1941 il 28esimo battaglione Maori, parte della quinta brigata della divisione neozelandese, fu inviato a difendere il nord della Grecia in previsione di una possibile invasione tedesca attraverso la Bulgaria e la Iugoslavia. Nell’aprile, quando il comando britannico decise di abbandonare la penisola greca, i neozelandesi si ritrovarono nell’isola di Creta. Poi fu la volta della campagna d’Africa, e il battaglione fu inviato in Egitto. Sulle roventi sabbie dei deserti nordafricani i Maori fronteggiarono le truppe italiane e soprattutto quelle tedesche, guidate da Erwin Rommel. Vi rimasero fino ai primi mesi del 1943, eccetto la parentesi siriana, luogo dove i neozelandesi erano stati inviati per fronteggiare una possibile manovra a tenaglia dei tedeschi dall’Unione Sovietica. Parteciparono alla battaglia di El Alamein, e il 23 gennaio del 1943 il battaglione Maori fu la seconda unità neozelandese a entrare a Tripoli. Da novembre, da quel luogo dove anche tanti italiani erano caduti combattendo valorosamente, si erano lasciati alle spalle 2250 chilometri di sabbie. Nel maggio del 1943, dopo 18 mesi di battaglie nel deserto, il battaglione Maori partecipava alla vittoria alleata in nord Africa. Aveva lasciato sul campo 270 morti e quasi mille feriti, ma era divenuta una delle unità più stimate, addestrate e capaci dell’intera forza alleata.
Era cominciata una corsa leggendaria, che vedrà il battaglione Maori impegnato nella campagna d’Italia già dall’ottobre del 1943; tornerà in azione nell’inverno di quell’anno, già da dicembre, ma potrà dimostrare al mondo intero il proprio valore fra il febbraio e l’aprile del 1944, ai piedi dell’altura di Montecassino. (p.s.)
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