Sicurezza
Licenziamenti alla Bitossi La Cgil parte all’attacco
Il segretario Rossi: «No al piano di esuberi alla fine della cassa integrazione» Mozzorecchi: «I lavoratori hanno bisogno di altro tempo per pianificare il futuro»
EMPOLI. Un numero impressionante di operai in cassa integrazione, 180 su 267, nelle due aziende del gruppo Bitossi-Colorobbia che dal prossimo anno rischiano di perdere il lavoro. La crisi economica e istituzionale colpisce duramente il territorio e le tre aziende del gruppo simbolo della manifattura empolese e toscana. Le aziende che hanno operai cassaintegrati sono due su tre: Colorobbia Italia di Montelupo Fiorentino e Colorobbia Spa di Sovigliana, rispettivamente 120 cassa integrati l’una, su 170 lavoratori, e 60 l’altra, su 97. Mentre se la passa molto meglio Industrie Bitossi, dislocata tra Sovigliana e Montelupo, con 300 operai a pieno regime e solamente una decina di interinali a supporto. Ma già da due anni per le aziende del gruppo la situazione è pesantissima. Dalla prossima metà di novembre, però, potrebbe diventare drammatica.
«Ogni operaio licenziato rappresenta un dramma sociale per il nostro territorio» afferma Silvia Mozzorecchi della Cgil che affonda il colpo sulla riforma Fornero definendola “maledetta”, spiegando: «Dopo l’approvazione della riforma sulle pensioni, non siamo in grado di far arrivare alla pensione chi è ormai logoro dal lavoro. In contratti come quello del settore chimico, che riguarda gli operai della Bitossi, un operaio non può andare in pensione prima dei 67 anni e nessuno prima dei 30 anni può essere assunto. In questo modo si spremono i lavoratori oltre ogni limite e si blocca lo sviluppo. Poi ci si trova a dover contare le vittime della crisi».
Tra pochi giorni la proprietà della Bitossi annuncerà i licenziamenti contro i quali la Cgil si schiera compatta anche con il segretario Rossano Rossi: «Bisogna cercare in tutti i modi di fermare questo processo. Alcuni operai sono riusciti ad arrivare alla pensione, ma per chi perde il lavoro a cinquant’anni o dopo pochi anni di impiego rischia di diventare difficile, per non dire impossibile. Già vivere con 960 euro al mese è un’impresa. Non si possono lasciare soli questi lavoratori». Ed i tempi sono ormai stretti perché le due aziende in questione stanno per presentare un piano di esuberi ai sindacati in concomitanza con la fine della cassa integrazione straordinaria. Per i 60 lavoratori di Colorobbia SpA la cassa integrazione pagata dallo Stato scade il 3 febbraio prossimo; mentre per i 120 lavoratori di Colorobbia Italia la data è del 2 giugno. «Questi lavoratori hanno bisogno di altro tempo per poter pianificare a dovere il loro futuro – insiste Silvia Mozzorecchi - sulla vicenda, auspicando un eventuale rinnovo della cassa integrazione». «Purtroppo l’unica possibilità di prorogare per un altro anno la cassa integrazione è quella riconosciuta dallo Stato che ammette questa possibilità solo in presenza di un elevato “rischio sociale” - conclude - Penso che molti non si rendano conto che ci siamo molto vicini».
Antonio Lanza
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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