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Viaggio tra i libri di Montanelli

Federica Depaolis analizza la biblioteca del grande giornalista

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FUCECCHIO. C'è voluto il coraggio di un'esperta come lei, Federica Depaolis, bibliotecaria all'Università di Firenze e bibliografa, autrice di diversi volumi del settore, per "viaggiare" tra le pubblicazioni lasciate da un tipo come Indro Montanelli ("Tra i libri di Indro", edizioni Bibliografia e Informazione). Percorso in cerca di una biblioteca d'autore.

Libri, non soltanto scritti da lui, ma anche da altri, tanto da costituire una biblioteca, non grossa, ora alla Fondazione Montanelli Bassi, mischiata a lasciti, donazioni e invii di altri. Diceva, Montanelli: «Un giornalista che non legge libri è come un musicista che non ascolta musica. Bisogna diffidarne». Lui li leggeva, i libri: quelli che comprava e quelli che colleghi, amici, estimatori o case editrici gli mandavano. Ma non aveva la stoffa dell'archivista, e non perdeva occasione per rammaricarsene, riconoscendone l'importanza.

Scrive, Federica Depaolis: «Quando ci troviamo davanti a un biblioteca privata occorre avere pazienza, fermarsi un attimo e pensare. Perché potrebbe essere che la fretta, la distrazione o la leggerezza del momento si accompagnino a una valutazione errata del luogo in cui siamo entrati, un insieme di libri, più o meno ampio, più o meno organizzato, del tutto simile a una delle tante biblioteche che ci è capitato di visitare e utilizzare». Ma non è così. «In una raccolta personale, il fantasma dell'originario possessore è una presenza fissa, uniforme, palpabile». Come nel caso di Montanelli. Che non era un collezionista, ma uomo che rispettava il passato. (r.c.)

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di Redazione web