Gioco
Clarisse con l’acqua in chiesa tetto nuovo al più presto
Danni all’antico complesso di San Salvatore sul Poggio Salamartano Per i tecnici «l’intervento è urgente», via libera del Comune e Sovrintendenza
FUCECCHIO. L’acqua mina l’antico complesso delle monache clarisse. E dunque è stato deciso l’intervento: la chiesa di San Salvatore sul Poggio Salamartano, che è di proprietà comunale, avrà una copertura nuova che eviterà infiltrazioni di pioggia. Un lavoro che prevede anche l’installazione dei dispositivi di sicurezza per l’accesso e la manutenzione della copertura.
La chiesa ha una copertura a capriate di legno ed è di dimensioni ragguardevoli. «La struttura della chiesa è ben conservata - si spiega nella relazione dei tecnici, l’ingegnere Paolo Cioni e l’architetto Daniela Gerometta - ma presenta notevoli perdite di acqua che compromettono sia l’uso che la conservazione del complesso». Per i tecnici risulta urgente un intervento di manutenzione con l’impermeabilizzazione della copertura. Ma il lavoro sarà complesso anche per il fatto che per smontare e rimontare il tetto dovrà essere realizzata una “platea interna” di protezione per la sicurezza dei lavoratori e per poter valutare anche le condizioni delle travi di legno. Il Comune ha approvato il progetto e i lavori, già autorizzati anche dalla Sovrintendenza di Firenze verranno finanziati dall’ordine delle clarisse.
La storia della chiesa è particolare. La ricostruzione della chiesa, dopo lo spostamento sul Poggio Salamartano, è documentata dopo il 1190. Fu però proprio in questi anni «che il monastero cominciò a decadere e alla fine del Duecento, dopo l'espulsione dei vallombrosani, fu ceduto alle monache di Santa Chiara di Lucca- si legge nelle note storiche- che a loro volta lo affidarono ai frati francescani. Durante gli anni della loro permanenza (dal 1300 al 1783) il monastero e la chiesa seguirono sorti diverse. Mentre infatti gli edifici monastici erano mantenuti dai frati conventuali, la conservazione e l'arricchimento della chiesa era affidata all'Opera di San Salvatore, ente di pertinenza del Comune di Fucecchio, che stanziava i fondi necessari per la manutenzione della chiesa. Alla fine del Settecento furono costruiti nuovi vani che si attestano sul Poggio Salamartano». Nel 1783, come si legge nella storia del complesso di Poggio Salamartano, «il granduca Pietro Leopoldo I, nel quadro della sua vasta opera riformatrice sopprimeva tra gli altri monasteri toscani anche quello di San Salvatore di Fucecchio. Così dopo quasi quattro secoli, i francescani furono costretti ad andarsene, mentre il convento veniva trasformato in conservatorio per ospitare le monache di altri due monasteri fucecchiesi anche essi soppressi, quello di San Romualdo e quello di Sant’Andrea appartenente all’ordine delle clarisse, che vi sono rimaste fino ad oggi».
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