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Casa a rischio stangata con la nuova tassa

Casa a rischio stangata con la nuova tassa

Ecco quanto si potrebbe pagare con la Tasi che sostituisce l’Imu: a beneficiare del passaggio i proprietari di case di lusso

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EMPOLI. Ancora manca il passaggio parlamentare, ma la Trise già fa tremare i contribuenti. In particolare, a rischio stangata sembra essere la Tasi, cioè quella parte di imposta che andrebbe a coprire i cosiddetti “servizi indivisibili” e che molto più semplicemente dovrà sostituire la tanto odiata Imu. Tanto odiata finora, ma in virtù di un contrappasso molto italico potrebbe diventare tanto rimpianta. Sì, perché bastano alcune stime sul peso che potrà avere la Tasi sulle famiglie empolesi (ma i calcoli, seppure con qualche scostamento, sono validi anche per gli altri comuni del circondario) per rendersi conto di come la batosta sia dietro l’angolo. Anche se non per tutti: stando così le cose, a beneficiare del passaggio saranno i possessori di case di lusso.

Ma andiamo con ordine. Mettendo da parte la parte di imposta che servirà per finanziare il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti (la Tari), quello che finora sappiamo sull’altra gamba che reggerà la Trise (la Tasi) è che potrà avere un’aliquota tra l’1 e il 2,5 per mille e che non porterà in dote alcuna detrazione. La base imponibile per attuare il calcolo è la stessa dell’Imu sull’abitazione principale (cioè rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per 160). Nella tabella che proponiamo abbiamo preso in esame due casi di Tasi legati appunto ai due vertici delle aliquote: quella più bassa e quella più alta. Nel primo caso la nuova tassa sarà più leggera dell’Imu in ogni caso, mentre nella seconda sarà più pesante con poche eccezioni. Data questa situazione, comunque, appare improbabile che l’aliquota decisa dai Comuni possa essere quella più bassa, dal momento che le stime indicano che questo produrrebbe una drastica riduzione del gettito: poco più del 40%. Più verosimile, purtroppo, il secondo caso, quello in cui cioè l’aliquota si avvicini più o meno alla soglia del 2,5 per mille (anche se, a dire il vero, alcune indiscrezioni parlano di un innalzamento dell’aliquota massima fino al 4 per mille dal prossimo anno e fino al 6 per mille dal successivo).

Ebbene, in tale contesto la prima e principale conseguenza che avrà il passaggio di consegne tra le due imposte sarà una maggiore iniquità sociale. La mancanza di detrazioni (l’Imu prevedeva 200 euro comuni per tutte le prime case oltre a 50 euro per ogni figlio residente fino a 26 anni), insomma, non verrà affatto compensata da un aliquota più bassa (a Empoli quella dell’imposta municipale sulle abitazioni principali era fissata al 4,8 per mille). Anzi, sarà proprio questo mix a ribaltare la situazione. In un territorio come l’Empolese Valdelsa, dove le rendite catastali sono tendenzialmente basse, nei casi di abitazioni più piccole spesso la detrazione di 200 euro azzerava il conto. Dal prossimo anno, invece, anche chi ha a disposizione pochi vani o ha una famiglia molto numerosa dovrà pagare e a volte cifre anche salate. L’opposto accade per le abitazioni di lusso: per le ville e i villini inseriti in categoria A/7, infatti, l’abbassamento delle aliquote renderà conveniente sia una rendita più alta sia la perdita delle detrazione. In assenza di indicazioni certe, per ora gli amministratori rimangono cauti anche se promettono che attutiranno tali effetti. «Ovviamente ancora non siamo in grado di indicare l’aliquota e il sistema di applicazione – spiega l’assessore al bilancio di Empoli, Andrea Faraoni – certo se le cose rimarranno così dovremo prevedere dei sistemi di riequilibrio tra più e meno abbienti. La scelta sarà ponderata e più equa possibile».

Marco Pagli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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