Trasporti
Proteste e code in Comune per gli accertamenti Ici e Imu
Il sindaco: «Qualcuno sta drammatizzando la vicenda, sono solo avvisi e non pagamenti dovuti» Ma ci sono sbagli, tra i più eclatanti quello di un’anziana che avrebbe dovuto pagare 11mila euro per 3 stanze
VINCI. Disagi, lunghe file e malumori, fino ad arrivare a pesanti scontri verbali al Comune di Vinci, dove decine di cittadini e professionisti incaricati stanno affollando in questi giorni l’Ufficio Tributi per ricevere e dare chiarimenti sugli avvisi di accertamento in corso sulle bollette Ici e Imu. «Qualcuno sta drammatizzando la vicenda, sono solo avvisi e non pagamenti dovuti», assicura il sindaco Alberto Casini. Intanto il Pdl di Vinci annuncia battaglia in consiglio comunale e, attraverso la voce di Andrea Parri, anticipa la presentazione di un’interrogazione al sindaco sulla vicenda che ha coinvolto migliaia di contribuenti nel comune.
Nel contestato avviso da parte del Comune di Vinci denominato “Verifica situazione immobiliare e relativi pagamenti”, ben tremila cittadini hanno ricevuto, già dallo scorso ottobre, delle comunicazioni “informali” da parte del Comune che chiedeva “collaborazione” al fine di accertare l’esattezza degli importi dei versamenti effettuati sulle proprietà immobiliari possedute. Due parole indigeste per i cittadini ormai da anni: Ici e Imu. Al ricevimento della lettera, molti di loro si sono recati in Comune in questi giorni ed hanno appurato degli errori grossolani nel database dell’Ufficio Tributi.
Una situazione che si perpetra da diversi anni e sulla quale i cittadini si sentono messi a disagio perché spesso si sono trovati a dover correggere più volte gli errori nei calcoli delle imposte. «Si riscontrano anche quest’anno, per il terzo anno consecutivo – afferma Andrea Parri del Pdl – immobili fatti pagare due volte perché risultavano una fantomatica “doppia proprietà”, conti sbagliati in modo grossolano, versamenti di imposta non registrati in cassa e addirittura avvisi reiterati di anno in anno, nonostante la persona chiamata in causa dall’avviso abbia chiarito la sua posizione con gli uffici comunali. Al sindaco diciamo: “Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico”». Il caso più eclatante che abbiamo registrato è quello di una signora di 86 anni che vive sola in un piccolo trilocale ed ha ricevuto un avviso di quelli inviati per l’accertamento di un mancato pagamento di ben 11.500 euro. L’errore sembra essere consistito nel doppio addebito, per diversi anni, della stessa casa, in due indirizzi diversi. Per la signora si è poi tutto risolto, ma molti si chiedono come mai questi errori continuano a ripetersi e se non sarebbe il caso di rimettere in discussione il metodo di accertamento. «Ma è giusto - conclude Parri - tutto questo darsi da fare dell’Ufficio Tributo per gli accertamenti, difronte ad un probabile recupero che nemmeno l’amministrazione comunale si aspetta? E perché si mette nel bilancio sempre il doppio o il triplo di quello che realmente si riesce ad incassare?».
Antonio Lanza
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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