Attenzione
Una città e la salute degli animali
Nel 1994 un pugno di ragazzini salvò un cane gettato nel Rio
FUCECCHIO. In tre anni, il Comune ha dato in affidamento 140 amici a quattro zampe. «Grazie alle associazioni e alla sensibilità dei cittadini, non ci sono più cani al canile», osserva l'assessore all'ambiente Massimo Talini, di fronte alle gabbie vuote. Tanto che ha rinunciato alla convenzione col canile "La cappuccino" di Querce, che per tanti anni è stato in pratica il canile di Fucecchio.
Come mai a Fucecchio c'è una sensibilità particolare nei confronti degli animali, la loro salute? Forse anche perché nell'estate 1994 alcuni ragazzini salvarono un cucciolo di cane dalle acque del Rio, dan do un bell'esempio. I loro nomi? Chiara Agabiti, Saverio Botti, Elena e Matteo Gori, Elisa e Lara Montanelli, Valentina Poletti ed Elisa Riccioni. Stavano giocando insieme, una sera, quando sentirono dei gemiti provenire dal Rio. Per vedere nel buio, si procurarono una pila da un genitore, Sergio Botti, e si misero a perlustrare le sponde. Finché videro alcuni cuccioli, appena nati, che si trovavano immersi nell'acqua, poca ma abbastanza per annegarli. Tanto che per la maggior parte degli animali, non c'era più niente da fare. Uno di essi invece riusciva a tenere la testa fuori e a gemere piano, ma abbastanza per attirare l'attenzione. «Con cura e amore, lo chiamammo Lilly - rievoca uno dei salvatori - il cane fu messo all'asciutto, e rifocillato di latte con un biberon». L'indomani, lo portarono dal veterinario Lorenzo Viti per le cure, e di fatto fecero proprio lo slogan animalista: «Bastardo non è il cane, bastardo sei tu che l'abbandoni».
Luciano Gianfranceschi
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