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Il grano antico rischia la scomparsa per colpa dell’Europa

Il grano antico rischia la scomparsa per colpa dell’Europa

Ma da Montespertoli parte la battaglia per conservare i semi che non necessitano di diserbanti chimici

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MONTESPERTOLI. «Il nostro grano rischia di diventare illegale». Questo è il monito lanciato dall’assessore all’agricoltura del Comune di Montespertoli, Patrizia Ducci, da anni in prima linea per promuovere una politica della conservazione della biodiversità dei grani toscani in campo agroalimentare ed impegnata oggi a diffondere un messaggio di allerta sulla legislazione europea in materia. In tempi di globalizzazione, il passo dal locale al mondiale è breve e sarà immediata la ripercussione sulle colture locali se i provvedimenti sulle sementi e sul libero utilizzo di piante, adottati dal 6 maggio scorso dalla Commissione Europea, venissero approvati in via definitiva.

Montespertoli porta avanti un progetto per la cosiddetta “transizione” da una comunità dei consumi ad una sostenibile. Una sorta di resistenza del locale sul globale che non si esaurisce solo in un discorso di conservazione della tradizione e dell’economia locale, ma anche e soprattutto di salute pubblica. Ma perché il grano di Montespertoli rischia di diventare illegale? «Tutto è cominciato con l’adozione da parte della Commissione Europea di un pacchetto di misure - spiega l’assessore - che dice di garantire la semplificazione e la flessibilità per la commercializzazione delle sementi ma che in realtà limitano la produzione e la diffusione dei nostri grani più antichi, classificandoli come ‘materiali di nicchia’ e consentendoli solo per un libero scambio ma non per la commercializzazione». In questo quadro normativo, i grani di Montespertoli «sarebbero considerati come degli inquinatori perché il loro utilizzo altererebbe l’utilizzo di quelli commerciali - va avanti Ducci - che con queste norme sarebbero gli unici ammessi per la produzione agricola».

Un seme per essere approvato dagli standard richiesti dalle normative adottate dovrebbe superare dei test che solo delle grandi compagnie multinazionali possono permettersi in termini di costi. Mentre i piccoli produttori locali ne resterebbero esclusi.

I grani antichi toscani sono ancora tanti. I principali sono il Gentil rosso e bianco, l’Andriolo, il Frassineto, il Verna. « Hanno bisogno di meno acqua per crescere - spiega Ducci - non necessitano di diserbanti e concimi chimici grazie al fatto che le colture diventano molto alte e fanno un effetto ombra che soffocano la produzione di piante infestanti. È vero, producono meno e costano più lavoro, ma portano degli immensi benefici in termini di qualità sulla salute pubblica». «Non inquinano la terra perché non hanno bisogno di particolari trattamenti chimici, per prima cosa - va avanti Ducci - Un secondo aspetto sulla salute dell’uomo, che non è da meno, è il fatto che abbassano il colesterolo, la pressione arteriosa, hanno poco glutine e diminuiscono i problemi di celiachia».

Questo è il risultato di una ricerca condotta dal Careggi di Firenze dove sono stati fatti dei test comparativi tra i valori riscontrati su delle persone che si sono nutrite per quindici giorni con il nostro pane e per altri quindici giorni con quello normalmente commercializzato». Ma come e quando è cominciato il progetto di recupero a Montespertoli? «Tutti questi grani a Montespertoli sono stati recuperati, è proprio il caso di dire, dal basso - dice l’assessore all’agricoltura - I nostri fornai hanno cominciato tutto già diversi anni fa, quando già i nostri grani erano a rischio di estinzione. Dopo aver provveduto al recupero delle sementi e delle colture, mi hanno coinvolta per far conoscere ciò che stavano facendo. Abbiamo fatto in modo di lanciare sul mercato locale il pane di qualità fatto con una farina ricavata dal grano locale. Dopo sei anni abbiamo ottenuto grossi risultati, in termini di guadagno e di qualità del cibo». Il costo del prodotto non è molto più alto di quello normale? «Se si pensa che sul pane che si vende a 2,50 euro al chilo la farina commerciale incide per trenta centesimi e quella fatta con i nostri grani per cinquanta centesimi, si capisce che è solo un fatto di lavoro in più che mettiamo per far crescere il nostro grano. Ma quel lavoro viene ripagato dal fatto che si vende bene».

(a.l.)

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