Il Tirreno

Empoli

«Noi, in 2 per ogni banco tra caos e allagamenti»

di Chiara Capezzuoli
«Noi, in 2 per ogni banco tra caos e allagamenti»

La protesta di centinaia di studenti delle superiori invade il centro di Empoli «Aule inagibili, servizi scadenti e disorganizzazione: così ci negate il futuro»

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EMPOLI. «Ora più di allora la scuola non va. Ci nega il futuro». È scritto sullo striscione degli studenti delle scuole superiori di Empoli che ieri hanno attraversato la città con un corteo, partendo da via Raffello Sanzio e attraversando il cuore di Empoli, fino ad approdare in Piazza Farinata degli Uberti: la manifestazione ha visto la partecipazione di centinaia di studenti. Stanchi dei disagi derivati dall'approvazione della Riforma voluta dall’ex ministro Gelmini e delle condizioni strutturali disastrose in cui versano le loro scuole, i ragazzi alzano la voce e pretendono risposte forti dai vertici della politica italiana.

«La scuola italiana non funziona - commenta Alessio Mantellassi, uno dei rappresentanti del liceo Virgilio - il “piano Gelmini” ne ha comportato la completa distruzione e i risultati sono visibili proprio adesso, a distanza di pochi anni. Inoltre, a livello strutturale, le nostre scuole stanno cadendo a pezzi e come se non bastasse, registriamo continuamente buchi nel corpo docenti e nei servizi che la scuola dovrebbe garantirci».

I problemi nelle scuole dell’Empolese Valdelsa sono molti e anziché essere risolti, si aggravano ogni anno. Carenza di spazi e di servizi, sono gli aspetti più discussi dai ragazzi insieme alla spinosa questione della gestione degli orari di lezione. «Il Pontormo ha gravissimi problemi a livello strutturale - spiegano Matteo Brotini e Marco Marrocco, due dei quattro rappresentanti d'istituto dello scientifico -. Durante i temporali alcune aule presentano infiltrazioni di acqua, per non parlare della palestra, che diventa praticamente inagibile. La Provincia ha già comunicato che non ha soldi da spendere per sistemare le nostre scuole; pensiamo dunque di organizzare, con il consenso del preside, una raccolta fondi o eventi per cercare di smuovere un po' le cose. Oltretutto crediamo sia di fondamentale importanza rendere partecipi non solo li studenti, ma tutte le persone, in primis professori e genitori».

«Anche al Ferraris la situazione è la stessa - commenta lo studente Simone Burgassi - ci sono classi minuscole composte da tantissimi studenti e viceversa. Inoltre, dato il continuo aumento del numero degli studenti, non disponiamo più dei laboratori di lingua, che per la pratica erano molto importanti».

La parola più utilizzata dai molti studenti, è senza ombra di dubbio "futuro". Nebuloso e incerto: la nostra scuola, non garantisce ai giovani di vedere la fine del tunnel e non dà loro la possibilità di credere nel sistema educativo italiano. La scuola italiana continua ad essere carente di fondi e gli studenti sono stati privati di importanti servizi per la loro formazione: «Al Virgilio la disorganizzazione va dagli orari di lezione alla gestione dei mezzi di trasporto per andare a far ginnastica - sottolineano due studentesse del linguistico Irene Caparrini e Amanda Rampi - inoltre il cortile cade a pezzi e il preside non ci garantisce la possibilità di riunirci in assemblee».

Al liceo artistico Virgilio, non è certo diversa la situazione: «Mancano i materiali, le classi si allagano - commentano Elisa e Alice - e non abbiamo nemmeno i banchi per tutti gli studenti, che spesso sono costretta e stare in due per ogni banco. La situazione dei laboratori non è certo migliore, infatti con la riforma Gelmini ci sono state tagliate molte ore di pratica, ma è evidente che in un liceo artistico siano fondamentali».

«Il nostro liceo classico è stato smembrato nell'ultimo anno - dice Roberto Bensi del Virgilio - gli studenti sono stati spostati nella succursale di via Giovanni da Empoli, quando potevano essere collocati in via Fabiani insieme agli altri, dato che il Professionale dispone di aule in esubero. Non ha senso smistare i ragazzi della stessa scuola in tre succursali, anche perché il prossimo anno il problema si riproporrà e forse sarà anche più grande».

La decadenza del sistema dell'istruzione italiano è ormai visibile a tutti, specialmente da chi la vive sulla propria pelle: gli studenti. In un Paese in cui il destino di molti è incerto, chiudere le porte in faccia ai giovani, non sembra una delle decisioni più sagge. «Questo non è il futuro dei ragazzi - conclude Alessio Mantellassi - o quanto meno non è quello che noi vorremmo scegliere. Ci viene imposto e oltretutto ci viene negata la possibilità di prospettiva nel futuro. La scuola ha bisogno di cambiamento e aiuto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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