Il Tirreno

Empoli

Giovani, laureati, disoccupati «Meglio precario che a casa»

di Marco Sabia
Giovani, laureati, disoccupati «Meglio precario che a casa»

Viaggio fra le speranze e le disillusioni degli oltre 100 candidati a un posto per un anno in Comune C’è chi ha perso il lavoro da un paio di settimane, chi ha terminato (e bene) gli studi e non sa cosa fare

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FUCECCHIO. Erano 106 - dei 133 iscritti - i candidati che si sono presentati all'istituto Checchi di Fucecchio per partecipare al concorso pubblico per la selezione di un dipendente che per un anno sarà impiegato all'ufficio personale di piazza Amendola, in sostituzione d'una lavoratrice andata in maternità.

Una prospettiva a tempo determinato - quindi - che non ha comunque scoraggiato i partecipanti, molti giovani e giovanissimi e provenienti non soltanto dall'Empolese-Valdelsa ma anche da Pistoia e Pisa. Li abbiamo incontrati mentre aspettavano di entrare in aula per il concorso, iniziato poco prima delle 16. Alcuni erano accompagnati dai familiari, altri erano soli e ripassavano sui manuali. Bassa, come accennato, l’età media, Tutti, o quasi, tra i 20 e i 35 anni, coi più "esperti" in minoranza e molto più restii a parlare.

Un giovanissimo, fra i tanti, è Giacomo Coppini, 22 anni da Casciana Terme. «È il mio secondo concorso – precisa – e spero che vada come il primo, dove mi sono piazzato bene in graduatoria. Spero di conquistare questo posto e riuscire a continuare con gli studi universitari. Cento persone non sono molte per un concorso, l'ultima volta eravamo in più di 600 per un singolo impiego e non a tempo indeterminato. Ormai si assume pochissimo». Coppini ha dalla sua la giovane età, come la 26enne Sara Giannotti, di Perignano, da poco disoccupata. «Soltanto due settimane fa – racconta – ho perso il lavoro. Ero impiegata in un'azienda che produce sistemi idraulici e questo non è certo il primo concorso che faccio: ho preso parte anche alle selezioni per l'Esercito, ma senza fortuna. Anche a me è capitato di trovarmi con 500 persone a competere per un posto da precario. La situazione è questa, al momento».

Poco distante c'è Priscilla Maroncini, 31enne di Cerreto Guidi, simbolo dei tantissimi laureati che non trovano occupazione negli ambiti dei loro studi. «Sono laureata in lingue – racconta fra orgoglio e malinconia – e sogno di trovare lavoro in un ufficio turistico. Oggi come oggi bisogna accontentarsi di queste prospettive, in cui sai che lavorerai solo per un anno». Sulla stessa linea la 26enne, anche lei di Perignano, Elena Guerrazzi, una laurea freschissima in giurisprudenza. «Non è l'impiego dei miei sogni, vorrei entrare in tribunale e lavorare in cancelleria, dove ho già effettuato uno stage nell'ex sezione di Pontedera. Il problema è che c'è una moria di concorsi pubblici, per cui ti trovi insieme a centinaia di persone senza lavoro». E poi c'è anche chi è al suo primo concorso, come Alessandro Cappellini, da Agliana, 27 anni e un passato come tecnico dei servizi sociali. «Sono qui – racconta – perché anche un anno di lavoro può andar bene. È un ripiego, certo, ma è dura anche stare 12 mesi senza lavoro, come capita a me».

Questo è il quadro d'insieme dell'intensa giornata di ieri, coi primi candidati che sono usciti dopo poche decine di minuti. A breve sapremo se questo impiego a tempo determinato sarà andato ad un giovane alle prime esperienze o ad un padre di famiglia che ha perso il lavoro o che ha deciso di percorrere altre strade. Andando via dal Checchi rimane in testa un'ultima riflessione: questi concorsi, a cui si presentano centinaia di persone, sono diventati un’ultima spiaggia? La risposta, purtroppo, pare ovvia e lascia l'amaro in bocca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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