Toscana
Lo scrittore Alvaro stregato da fabbriche e vetrai di Empoli
La visitò nel 1940 in uno dei suoi giri alla scoperta dell’Italia «Le merci sulla strada: mercato che ricorda da vicino la vita»
EMPOLI. Nell'estate del 1940 il giornalista e scrittore Corrado Alvaro, nel corso dei suoi lunghi giri alla scoperta di quel meraviglioso paese chiamato Italia, visitò Empoli. Mussolini aveva appena annunciato l'entrata in guerra e all'orizzonte si profilavano nere nubi, ma ognuno, Alvaro compreso, in quella sonnacchiosa Italia fascista, cullata dal mito dell'Impero stava proseguendo il proprio lavoro, cercando di esorcizzare le paure che di lì a poco avrebbero invece riguardato tutti. Ricercava l'antico, le vestigia della passata grandezza, ma era interessato soprattutto al moderno, a come il nuovo andasse armonizzandosi con il vecchio nelle città italiane allora in trasformazione. Badava a come era cambiato e a come stesse cambiando in quel preciso momento il paese, anche per rintracciare gli elementi caratteristici che poi ne avrebbero irreversibilmente cambiato la fisionomia.
Di certo si stava aprendo un decennio che avrebbe segnato le sorti dei nostri centri dal punto di vista urbanistico. Ovviamente Alvaro pensava a eventi meno traumatici rispetto a ciò che accadrà davvero, la guerra e le sue distruzioni. Ma questa è un'altra storia. «Uno dei fatti più nuovi dell'Italia d'oggi, - la cronaca è narrata in "Itinerario italiano” - è lo sviluppo delle industrie in paesi vecchi, e per esempio in Toscana. Lungi dallo sfigurarvi, donano all'ambiente e al paese, e anziché sopraffare il vecchio colore d'una vecchia vita, lo fanno risaltare meglio. Non saranno più i palazzi dell'arte d'un tempo; sarà una torre, una colonia estiva, un campo di gioco, e la vita si riannoda al vecchio filo, e questo lavoro senza volto, come era considerato il lavoro industriale, riprende il suo vecchio potere. A Empoli mi accadde di pensare a queste cose davanti al suo vecchio Duomo. I ragazzi giocavano in piazza, vi si attardavano donne coi bambini in braccio; una fontana ricorda la munificenza d'un signore che dotò la città d'acqua potabile, e sotto un calice di marmo grondante acqua, quattro donne di marmo sorridono nude. Non è più la nudità d'un tempo, è già la nudità moderna che ricorda la camera da letto».
Ora, Alvaro probabilmente non conosceva l'esito della diatriba sviluppatasi quasi per tutto il corso del secolo precedente dal 1828 in poi (anno d'inaugurazione della fontana), fra i canonici della Collegiata e la comunità proprio a causa della presenza delle donne nude davanti alla chiesa. E altrettanto probabilmente il giornalista calabrese non passò mai di persona in piazza Farinata degli Uberti, perché da osservatore attento qual era non avrebbe mai scritto, come invece scrisse, che le figure femminili erano quattro, se nella realtà erano, come sono sempre state del resto, soltanto tre. Tuttavia colse bene lo spirito del luogo. "E poi le merci sulla strada, questo mercato quotidiano che ricorda da vicino la vita, la sua lotta, il contado, i mercati. C'è un modo di disporre e di mostrare le cose del vivere che ha della composizione. Perfino i prodotti a serie dei magazzini sembrano appesi a un albero di cuccagna, e riacquistano il vecchio prestigio dell'infanzia. E che dire di quest'insegna che porta scritto "Bazar fantastico"?». Corrado Alvaro era venuto a Empoli per vedere altro, voleva vedere la Empoli industriale. «Empoli è in piano. I fuori porta si vedono dalle sue strade dritte tra balenii di biciclette che si confondono con quelli delle foglie degli olmi prese da un lungo tremito come se pullulassero, e la polvere, gli steccati gialli di qualche campo sportivo, i manifesti che laggiù sono più larghi e coloriti, come se tutto questo fosse l'annunzio d'una fiera e d'un luna park. Si dilungano laggiù i quartieri degli operai, perché Empoli ha almeno una quindicina di fabbriche di vetri». Ecco la ragione vera della visita empolese di Alvaro. Voleva vedere le vetrerie, i vetrai, parlare con loro, descriverne l'intimità e l'anima. Ne parleremo la prossima domenica. «I carrettini dei fiaschi da impagliare sono fermi davanti alle porte. Ci s'imbatte a un certo punto nell'Arno, con lo stesso colore verde che ha a Firenze. Il tramonto rosso e il perdersi del fiume nel piano ricordano il mare». Bella, Empoli.
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