Gioco
L’Arpat finisce sotto accusa «Vi siete fatti beffare per 6 anni»
Sala consiliare gremita per la seduta convocata in seguito all’inchiesta che ha travolto il depuratore I cittadini di Fucecchio e Castelfranco contro l’Agenzia: «Il sistema dei controlli è insufficiente»
FUCECCHIO. Arpat sotto accusa al consiglio comunale aperto che si è tenuto in municipio a Fucecchio. E che ha visto la partecipazione di un’ottantina di cittadini per discutere dello scandalo relativo alla gestione fraudolenta – secondo le ipotesi delle fiamme gialle – del depuratore di Ponte a Cappiano (di proprietà del Comune ma gestito dal Consorzio conciatori), che si occupava di depurare le acque di lavorazione di oltre 40 aziende della zona, gli scarichi civili del Comune di Fucecchio e anche liquami provenienti da ditte esterne non consorziate, che avrebbero pagato per falsificare le analisi dei liquami in modo da farli rientrare nei parametri consentiti. Una vicenda che ha suscitato sdegno e stupore, vista la portata della frode ipotizzata. I cittadini presenti - molti arrivati da Castelfranco di Sotto - hanno puntato il dito contro l'Arpat, accusata di essersi fatta beffare da un sistema scientifico di manomissione dei campionatori messo in piedi – sempre secondo quanto è emerso finora dalle indagini – da un ristretto gruppo di persone.
L'indagine. L’inchiesta ha fatto tremare il mondo conciario del comprensorio del Cuoio e non solo: i liquami e gli scarti industriali in arrivo a Cappiano venivano solo in parte depurati, per poi essere riversati nel canale Usciana e di conseguenza in Arno. Si parla di 5 milioni di metri cubi di fanghi velenosi dal 2006 ad oggi, cinquemila al giorno, che ogni giorno uscivano dalla struttura senza esser stati trattati. Per questo i finanzieri hanno posto sotto sequestro beni mobili ed immobili al Consorzio conciatori Fucecchio per più di 18 milioni di euro, la somma che si stima essere frutto di queste azioni illecite. Gli indagati sono l'ex presidente del Consorzio Massimo Banti, l'allora direttore Claudio Botrini (entrambi si sono dimessi inseguito al blitz della Finanza), il responsabile della manutenzione Guido Morelli e il capo impianto Marco Bocelli. A seguito dello scandalo, dal 1° febbraio di quest’anno i reflui industriali delle zona industriale di Ponte a Cappiano vengono convogliati al depuratore consortile Aquarno che gestisce la depurazione delle acque reflue delle zone industriali delle Confina, di Santa Croce e di Castelfranco
Arpat nel mirino. Nel consiglio-fiume la gente ha puntato il dito contro l'Agenzia regionale per la protezione ambientale, rea – secondo una parte dei presenti – di non essere riuscita a scoprire le manomissioni apportate al campionatore di Cappiano: i tecnici Arpat arrivavano per un controllo a sorpresa e sigillavano il “campionatore”, una sorta di ampolla posta al termine del percorso del depuratore, per poi tornare dopo 24 ore per analizzarne il contenuto. Ma il personale del consorzio – secondo le fiamme gialle – lo apriva dall’alto con un semplice cacciavite e sostituiva i liquami inquinanti con acqua pulita senza toccare i sigilli. Sul piede di guerra anche i cittadini di Castelfranco di Sotto, allarmati e arrabbiati per le maleodoranze dell'Usciana, che attraversa anche il loro territorio.
Gli attacchi. Aurora Rossi, del Comitato permanente per la tutela e la salvaguardia dell'ambiente e del territorio, ha riassunto il pensiero di tanti castelfranchesi: «Le maleodoranze ci sono da tempo, lo sappiamo tutti, ciononostante non si fa niente per aiutarci. Probabilmente senza l’intervento della guardia di finanza il problema non sarebbe mai venuto alla luce. Servono più controlli». «E per il futuro - sottolinea il fucecchiese Enrico Ceccarini - chi ci darà le garanzie per la nuova gestione del sistema di depurazione, visto che sono serviti sei anni per scoprire questa brutta situazione?». «Sapere che esiste qualcuno che specula sulla nostra salute - ha ribadito Stefano Cartocci del Comitato per i diritti del cittadino - è devastante. L'inquinamento comporta malattie che colpiscono noi che questo territorio lo viviamo tutti i giorni».
La difesa. Arpat, rappresentata dal direttore tecnico Andrea Poggi (oltre alla collega Laura Balocchi), ha cercato di rispondere al fuoco di fila: «L’Usciana – ha esordito Poggi – è da anni in pessime condizioni, indipendentemente dagli scarichi. Ciò che è successo non ne ha peggiorato più di tanto il pur critico stato di salute. Inoltre noi - continua - possiamo scoprire se ci sono anomalie nei valori di laboratorio ma non abbiamo i mezzi per decretare se c'è stato un atteggiamento delinquenziale. Abbiamo sempre comunicato le nostre conclusioni agli organi interessati, indicando anche eventuali interventi da fare. Non siamo però una forza di polizia e per tale motivo abbiamo molti più limiti. Spetta a loro scoprire eventuali comportamenti dolosi ed infatti così è stato pure stavolta».
Conciatori parte lesa. Gli imprenditori si sono detti allibiti per tutto ciò che sta emergendo. A confermarlo è Piero Maccanti, direttore dell'Assoconciatori di Santa Croce: «Così si rovina l'immagine di trent'anni di sforzi fatti per garantire una depurazione sempre migliore. Abbiamo insegnato anche a colleghi esteri come curare questo aspetto, salvo poi scoprire che in casa nostra accadono queste cose. Ne viene colpita la nostra credibilità, in un mercato di per sé già spietato che non tollera errori ed incertezze. Per fortuna abbiamo trovato una soluzione con Aquarno, perché altrimenti le nostre aziende avrebbero dovuto chiudere: una catastrofe, almeno questa, evitata».
Le reazioni politiche. In consiglio spazio anche per il botta e risposta tra maggioranza e opposizione. L’amministrazione respinge con forza eventuali addebiti colposi o dolosi che gli vengono attribuiti dalla parte minoritaria in consiglio e Toni ha ribadito la volontà della giunta di costituirsi parte civile in caso di processo. Il capogruppo Pdl Mario Lupi ha bollato la vicenda come «una seconda Ilva, seppur con le dovute proporzioni». Infine il Pd, insieme a PdCi e Prc ha presentato e votato una risoluzione con la quale si auspica tra le altre cose «il potenziamento dei controlli, in particolare da Arpat, con l’invito ai soggetti privati e pubblici coinvolti di concertare ulteriori protocolli o procedure interne atti a minimizzare il rischio del compimento di atti delittuosi da parte dei singoli».
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