Il Tirreno

Empoli

In mille alla fiaccolata «Basta vittime sulla 429»

di Francesco Turchi
In mille alla fiaccolata «Basta vittime sulla 429»

Da Granaiolo a S. Andrea famiglie, persone anziane e amici del ragazzino hanno chiesto più sicurezza sulla strada: «Noi vogliamo scegliere la vita»

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EMPOLI. Mille volte «basta morti». Il popolo della 429 lo grida “sottovoce”, con il cuore. Con le candele. Con i ceri. Con il rombo dei motorini che fanno strada al corteo. Insieme a uno striscione che esprime il senso di una serata: «Quando un genitore sopravvive ad un figlio, quando giovani vite vengono strappate alle loro famiglie, quando una destinazione si trasforma in tragedia, è la strada che continua a mietere vittime... a rapire le nostre vite, diciamo “No” insieme! Guidiamo in sicurezza... scegliamo la vita». Dietro a questa scritta c’erano anziani e giovani, intere famiglie, bambini e adolescenti come Sergio Moldovan, promessa del rugby (quest’anno giocava negli Etruschi Livorno, in una squadra allestita insieme all’Empoli), l’ultima vittima della 429, investito da un furgone mentre attraversava la strada a Sant’Andrea per prendere l’autobus. Ieri avrebbe compiuto diciotto anni. Non li ha potuti festeggiare, perché quel tragico impatto se l’è portato via una settimana prima. Ma i suoi amici hanno voluto organizzargli lo stesso una festa. Triste, fatta di ceri e mazzi di fiori, ma anche di motori e maglie da rugby, come quella che indossava uno dei suoi fratelli.

Ore 21.05, il corteo silenzioso parte dalla stazione di Granaiolo. E non è un luogo a caso: è qui che Sergio si incontrava con gli amici del parkour e dello skateboard. Ci sono anche il sindaco Luciano Cappelli e numerosi consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione: la seduta che era programmata per ieri era stata rimandata proprio in segno di solidarietà e di vicinanza alla famiglia Moldovan e a tutte le vittime della 429. Ora l’auspicio di tutti è che ai buoni propositi facciano seguito provvedimenti concreti, in grado di garantire più sicurezza sul tracciato maledetto, in attesa del completamento della strada alternativa. Il lungo corteo raggiunge il circolo Arci di Sant’Andrea, dove si leva al cielo il grido “Sergio”, accompagnato dagli applausi. E dalle lacrime. Si aggrega anche la famiglia Moldovan che vive proprio a pochi metri. E proprio sotto alla loro abitazione il popolo della 429 si ferma nuovamente, per inneggiare a loro figlio: i motorini rombano, i ragazzi salutano Sergio con il suo linguaggio. Gli altri applaudono. Ancora poche decine di metri e si arriva sul luogo maledetto, quello dell’incidente. I bambini mettono i loro ceri ai piedi di un albero dove c’è una splendida foto di Sergio, con un messaggio speciale: «Tanti auguri di buon compleanno, campione! Cio mancherai Roccia! Ci manca il tuo splendido sorriso». Prende la parola Giovanna Buonagura, che ha coordinato la raccolta firme con la quale si chiedono interventi immediati: «Non ci devono essere più “Sergi”. Tanti di noi guidano: facciamolo con attenzione, non accendiamo la sigaretta, non parliamo al cellulare. Concentriamoci sul volante. Perché non devono mai più esserci telefoni che squillano per annunciare notizie tragiche, com’è accaduto ai Moldovan. Io Sergio me lo porterò sempre nel cuore, con il suo Estathé in mano, che mi suona il campanello e mi chiede di mio figlio, sorridendo». Poi si accendono delle candeline un po’ speciali, sono lanterne che volano in cielo da Sergio. C’è tutta la famiglia Moldovan. I quattro fratelli Beatrice, Benjamin, Andrej e Bogdan e i genitori Vasile e Virginia, che con grande coraggio hanno deciso di essere presenti e si avvicinano ai taccuini per ricordare il loro piccolo angelo, ma anche per ringraziare tutti coloro che in questi giorni di dolore gli sono stati accanto: «I compagni di scuola, quelli del rugby, i suoi amici. Tutte le persone che lo hanno conosciuto e gli volevano bene. Sapevamo che Sergio sapeva farsi amare da tutti, ma è bellissimo vedere così tanta gente qui per lui: almeno lenisce un po’ il nostro dolore, che è immenso». Spero che Dio – aggiunge mamma Virginia – restituisca a questa gente la gioia che ci sta dando». L’altra speranza è che il sacrificio di Sergio sia l’ultimo: «Vogliamo che questa strada diventi sicura – sottolinea Vasile – attraverso dossi artificiali, autovelox o qualsiasi cosa serva a non far accadere mai più disgrazie». Poi un dolce ricordo di Sergio: «Il suo sogno era entrare nell’Aeronautica – racconta con la voce spezzata Virginia –. Mi diceva sempre “vedrai mamma, ce la farò. Oppure diventerò un campione del rugby e pagherò l’università negli Usa a Beatrice, perché lei deve studiare”. E quando c’erano problemi lui cercava di tranquillizzarmi: “Quando avrò trent’anni il mutuo lo pagherò io e tu mamma non dovrai più lavorare”».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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