Il Tirreno

Empoli

Allagamenti, il Consorzio si ribella «Tutta colpa di chi interra i fossi»

di Francesco Turchi
Allagamenti, il Consorzio si ribella «Tutta colpa di chi interra i fossi»

Il commissario Cresti respinge le accuse dei cittadini alluvionati di Martignana e Montelupo «Troppo spesso si chiudono i borri per edificare i terreni: ma così cresce il rischio esondazioni»

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EMPOLI. «Gli allagamenti di Martignana e Montelupo sono conseguenza del tombamento dei borri a fini edificatori». Il commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Toscana centrale, Mauro Cresti, respinge le accuse dei cittadini che si sono ritrovati garage e scantinati allagati dopo il nubifragio di lunedì mattina, che ha di fatto messo in ginocchio tutto l’Empolese Valdelsa, tra strade chiuse e case (in particolare gli alloggi popolari di a Sant’Andrea dove sono state evacuate tre famiglie) invase dalla melma, complici i rii che si sono trasformati all’improvviso in fiumi in piena.

Botta... Superata l’emergenza, scatta la caccia alle responsabilità, tra interrogazioni dei politici e rimpalli tra enti. Coi cittadini che intanto fanno la conta dei danni. Come in via della Chiocciolaia-via della Torraccia a Martignana e nella zona di via don Milani-piazza Matteotti a Montelupo dove si sono verificati i casi più gravi (escluse le case popolari di Sant’Andrea). E la rabbia dei residenti è esplosa contro il Consorzio, reo secondo loro di non aver eseguito gli interventi richiesti.

...e risposta. Pronta la replica del commissario Cresti. «I disagi si sono verificati nel punto in cui il corso d'acqua si intuba: da sempre siamo contrari ad ogni tipo di tombamento, spesso conseguenti a sistemazioni di aree a scopo edificatorio, perché ogni qualvolta si tenta di rinchiudere un corso d'acqua dentro tubazioni si genera un rischio o perché occlusioni di sedimenti, vegetazione, rifiuti possono verificarsi frequentemente o semplicemente perché l'imbocco può risultare comunque insufficiente rispetto ad una eccezionale quantità d'acqua che può piovere dal cielo e scendere dai versanti sovrastanti». Ma c’è di più: «La completa deforestazione a monte del tratto tubato di un corso d'acqua, come spesso si sente invocare, rischia solo di far aumentare la velocità con cui l'acqua si riversa all'imbocco del tombamento, innalzando il rischio fuoriuscite nel punto in cui dovrebbe entrare sotto terra».

Quanta pioggia. Per il Lamma (Consorzio tra Regione e Cnr) si è trattato di un nubifragio eccezionale, ma non da record, con un “tempo di ritorno” di 5 anni. Il Consorzio di bonifica la vede diversamente: «I dati del Centro funzionale della Regione ci dicono che l'evento, tra le prime ore della notte e la tarda mattinata di lunedì ovvero in circa 6-8 ore, ha scaricato più di 10 milioni di metri cubi di acqua sui comprensori di bonifica n. 21 (Valdelsa) e n. 22 (Colline del Chianti). Le cumulate di pioggia caduta si attestano tra 50 e 100 mm in 12 ore per tutte le stazioni pluviografiche sul territorio. Il clima sta certamente cambiando, infittendo il manifestarsi di fenomeni rilevanti e tuttavia è evidente che le piogge di lunedì sono state eccezionali: per la prima volta in tanti anni, si sono riempiti tutti e tre i settori della cassa di espansione di Madonna della Tosse sul fiume Elsa a Castelfiorentino».

Sempre più lontani. Presto scatterà la riforma dei Consorzi e quello della “Toscana centrale” (32 Comuni, di cui 8 nell’Empolese Valdelsa) confluirà nel numero “3 - Medio Valdarno” (che interesserà 61 comuni in sei province) in nome della razionalizzazione dei costi. Col rischio però di perdere ulteriore contatto col territorio: «Il nuovo ente – conferma Cresti – sarà chiamato ad occuparsi di un'area vasta e dunque c'è il rischio di un qualche allontanamento dalle piccole realtà locali: tuttavia le strutture tecnico operative resteranno le stesse anzi potrebbero eventualmente aumentare grazie alle economie di scala e alla riorganizzazione delle competenze fra consorzi ed ex comunità montane. Le risorse del nuovo ente saranno stabilite dai nuovi amministratori, dopo le elezioni del prossimo 30 novembre, secondo le linee guida della Regione; dovranno anche redigere i nuovi Piani di classifica del territorio e i nuovi programmi di intervento in modo da stabilire fabbisogni e individuare le coperture finanziarie tra fiscalità generale e contribuzione di bonifica».

Quanto incassa. Il Consorzio di bonifica ha incassato dai 135mila contribuenti circa 7 milioni di euro dal tributo che versano i consorziati: il 75% di questa cifra, quindi 5,2 milioni, viene reinvestita sul territorio: «Il Consorzio esegue la manutenzione programmata su circa 350 km di argini e di canali e 48 ettari di aree golenali. E poi ci sono le manutenzioni incidentali: nel 2013, siamo già a 222 interventi. In tema di prevenzione dai rischi idrogeologici, si tratta di risorse strategiche: purtroppo data la scarsa cultura ambientale di questo Paese, si tratta spesso di lavori "trasparenti" agli occhi dei più e di cui in molti si ricordano solo quando piove e di cui difficilmente si riconoscono i vantaggi in termini di danni evitati di fronte a fenomeni eccezionali». Il 25% del tributo (1,5 milioni) serve per pagare il personale: 45 dipendenti oltre al commissario straordinario.

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