Il Tirreno

Empoli

CURIOSITÀ

Una via per un giovane partigiano

Mario Sbrilli fu ammazzato dai tedeschi a San Polo di Arezzo

2 MINUTI DI LETTURA





FUCECCHIO. In principio, fu via della Valle, con tanto di porta, pozzo e, in seguito, oratorio di San Giobbe. Poi, cominciarono a chiamarla la via dei morti, perché i funerali dei poveri passavano di lì, per raggiungere i cimiteri della Misericordia e quello comunale. Poi divenne la strada del funaio, che aveva casa sull'angolo, con ingresso in via Sottovalle (o dei Macelli). Infine - dopo la seconda guerra mondiale - è conosciuta come via Sbrilli: obbligatorio percorrerla, se si viene in auto dall'ospedale. Per la maggior parte dei fucecchiesi, un nome come un altro. Invece, non è così.

Mario Sbrilli, fiorentino, ha 21 anni, nel 1943, e frequenta la Scuola di sanità militare di Firenze. Dopo l'8 settembre, non esita. Diventa partigiano. S'aggrega alla Brigata Garibaldi "Pio Borri", che agisce sull'Alpe di Catenaia, in provincia d'Arezzo. C'è bisogno d'uno che sappia curare malanni e ferite. Lo chiamano il dottorino, anche se gli manca un bel po' per diventarlo. Comunque, è scrupoloso, bravo e si fa intendere.

Il 14 luglio 1944, una formazione della Brigata s'imbatte, a San Polo d'Arezzo, in soldati tedeschi. E ha la peggio. Numerosi partigiani sono feriti. Sbrilli è lì. Ma i tedeschi, accertato il suo ruolo, lo allontanano. Lui non se ne va. E vede che i partigiani feriti vengono buttati in una fossa e ammazzati. Allora urla: “Prendete me. Risparmiateli. Sono il comandante”. Però non gli credono. A questo punto, si scaglia contro alcuni ufficiali. Li prende a schiaffi e pugni. Soltanto una raffica di mitra riesce a fermarlo. Per sempre. (r.c.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa