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Calzolai in festa per San Crispino

Cene nei ristoranti di Ovidio o del Coìno, scarpe di tutti i tipi

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FUCECCHIO. In ottobre a Fucecchio non c'era soltanto la festa del patrono San Candido, il giorno 3, ma anche quella dei calzaturieri perché il 24 - giovedì della prossima settimana - è san Crispino, indicato tuttora sul Sesto Cajo Baccelli, patrono dei calzolai. E, nel secondo dopoguerra, calzaturifici ce n'erano tanti, un paio di scarpe di Bischelli o del Botti erano un lusso. Inoltre, c'erano botteghe di artigiani, come Brunetto in via Donateschi, ma il "banchetto" in casa l'avevano tanti per le riparazioni.

Tant'è vero che le scarpe venivano risolate, e passavano dal fratello maggiore a quello minore. E il primo paio, proprio, coincideva spesso con il giorno del matrimonio. E, sul lavoro, i giovani imparavano il mestiere del tagliatore, dapprima sulle fodere, che costavano di meno in caso venissero sciupate, e poi sul pellame. Perché le scarpe finite costavano care. E all'acquisto c'era un dilemma: nere o marroni? Le scarpe da donna avevano altri dubbi o tentazioni: scollate o accollate, allacciate o affibbiate? La produzione comprendeva anche i sandali, e gli zoccoli. Rarissimi invece i mocassini.

Quanto al patrono, veniva festeggiato con una cena ai dipendenti, pagata dal "padrone". I più fortunati da Ovidio, oppure dal Coìno (un cuoco piccolo di statura). Inutile dire che andare al ristorante era già un evento. E il vino in tavola consentiva di alzare il gomito, e qualcuno finiva allegro. Per capire cosa fosse un paio di scarpe, si diceva "da marzo chi non ha scarpe vada scalzo". Fino all'autunno, quando appunto era la festa di San Crispino. (l.g.)

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