Il Tirreno

Empoli

«Ora giochi con le stelle corri e placca lassù»

di Francesco Turchi
«Ora giochi con le stelle corri e placca lassù»

In centinaia al palazzo delle esposizioni per il funerale di Sergio Moldovan Gli amici e i compagni di squadra: «Il tuo sorriso sarà sempre con noi»

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EMPOLI. Lacrime, dolore, fede. E quel sorriso contagioso – stampato su un poster – che guarda tutti dall’alto. Genitori e fratelli, che osservano la bara bianca, sulla quale hanno appoggiato una cornice multimediale dove scorrono le immagini del loro “angelo”. E si stringono in un abbraccio, insieme alla sua maglia da rugby. I compagni di tante partite, che si sentono più soli. I dirigenti che l’hanno visto crescere e sono stati contagiati dalla sua spensieratezza. Gli amici, che era capace di conquistare con la sua simpatia. I compagni di scuola, col cuore spezzato «per quel banco vuoto che fa troppo male». Sergio Moldovan, morto tra Fontanella e Sant’Andrea dopo essere stato investito da un furgone sulla 429, ha dato tanto a tutti. Lo si vede nei loro occhi, negli abbracci. Ma si sente anche dai loro silenzi, dai singhiozzi che strozzano parole che escono a fatica e fanno tremare il cuore. Centinaia di ragazzi e adulti uniti dall’amore per un quindicenne speciale, «che ora gioca con le stelle e insegna agli angeli come si placca», in attesa «di vederci lassù». Una speranza dettata dalla fede, che si fa largo nel mare di dolore che ha travolto il palazzo delle esposizioni, dove si è tenuta la cerimonia funebre secondo il rito della chiesa evangelica. Introdotta dal “Va Pensiero” e poi scandita da altri canti interpretati dalla corale di Signa, scelti dalla famiglia proprio perché erano gli stessi che cantava lo stesso Sergio. Parole di conforto arrivano da Nicola Martucci, responsabile della chiesa di Sovigliana: «Oggi si celebra il distacco della sua anima, che è volata in cielo».

Ma c’è spazio anche per le testimonianze. Come quella del presidente dell’Empoli Rugby, Pierre Eschylle: «Quest’anno Sergio giocava in prestito nella squadra Etruschi Livorno. La prima volta che l’ho portato lì per un allenamento, ha fatto un’azione straordinaria. Tutti si sono girati verso di me, chiedendomi dove avevo trovato un giocatore così... Lo voglio ricordare con questa immagine, con quel sorriso stampato sulla faccia». Alessandro Ugolini, tecnico delle giovanili dell’Empoli, non riesce a trattenere le lacrime: «Ma io lo porterò per sempre nei miei pensieri». Un concetto ripreso dal presidente della società Etruschi Livorno, Carlo Ghiozzi: «Un vecchio detto gallese dice che “un rugbista non muore mai, al massimo passa la palla”. Noi la raccogliamo e ogni domenica giocheremo per lui». Sale sul palco una vicina di casa. Guarda negli occhi mamma Virginia, babbo Vasile e i fratelli di Sergio, Beatrice, Benjamin, Andrej e Bogdan: «Era un ragazzo straordinario: educato, garbato. Sono fiera di avere condiviso i sogni con Sergio, sono contenta che abbia giocato con mia figlia per la quale è stato un buonissimo esempio. Siete persone straordinarie e lui sarà sempre nel mio cuore». Poi l’emozione prende il sopravvento, ma la donna trova il coraggio per rivolgersi direttamente a Sergio: «Spero un giorno di incontrarti di nuovo, per abbracciarti». Un’altra signora, che parla a nome di un gruppo di mamme vicine alla famiglia Moldovan, assicura che «quell’angelo dolce sarà sempre nei nostri cuori e nelle preghiere».

I compagni di classe dell’Istituto Fermi di Empoli srotolano uno striscione per dire al loro amico «Siamo tutti (con) te». E poi ci sono due ragazze che ogni giorno salivano sullo stesso pullman di Sergio per andare a scuola. Come quella maledetta mattina di una settimana fa, quando l’impatto con quel furgone ha spezzato i sogni, e la vita, del quindicenne, proprio sotto gli occhi della sorella: «Per noi è stato come un fratello. Già alle 7 di mattina sapeva mettere tutti di buonumore, con il suo sorriso».

Lo stesso modo di fare che ha reso indelebile il suo ricordo nei cuori dei ragazzi del Gruppo adolescenti della chiesa evangelica di Sovigliana, frequentata da tutta la famiglia Moldovan: «Dio è la nostra gioia, ma quanto dolore... “Sergino” si metteva sempre in mezzo, seguiva come un’ombra la sorella: era straordinario».

E poi ci sono le scritte. Sul casco, autografato dagli amici. Sullo striscione dell’Empoli Rugby: «Corri e placca lassù, vai campione!» scrive Marco. E un suo compagno: «Ora insegni a placcare anche agli angeli»; e ancora: «Giocherai con le stelle». E sopra la bara un inno alla speranza: «Oggi non sei più dov’eri, però sarai sempre ovunque e dappertutto, in cielo, dove saremo anche noi».

Le parole di fede e speranzadel pastore irlandese Andy Hamilton, che aveva conosciuto la famiglia romena in un incontro nella chiesa di via Filzi, chiudono la cerimonia. Scatta l’applauso. Poi un altro. E un altro ancora. Mentre la bara esce dal palaexpo per essere portata al cimitero di Fontanella i palloncini bianchi dei ragazzi del rugby volano in cielo. Per raggiungere Sergio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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