Il dolore
Autoservice, salta l’affare Cassa a rischio per 16 operai
Niente incontro proprietà-possibile acquirente, la Cgil: «Siamo sconcertati» E torna in discussione l’anticipo dell’ammortizzatore concesso da Fidi Toscana
CAPRAIA E LIMITE. Una doccia gelata per sedici dipendenti. Che vedevano all’orizzonte una soluzione alla crisi della loro azienda e che ora si trovano a dover fare i conti con lo spettro della perdita dell’ammortizzatore sociale. Ieri mattina era in programma alla direzione lavoro della Provincia di Firenze una riunione dell'unità di crisi fra istituzioni e sindacati per esaminare la situazione dell’Autoservice (in liquidazione) di via Salani a Limite, che vede coinvolti attualmente 16 dipendenti, centro riparazioni auto e carrozzeria.
Le parti e le istituzioni hanno cercato di salvaguardare l'occupazione tramite un percorso che individuasse un nuovo soggetto datoriale e garantisse i dipendenti tramite la cassa integrazione straordinaria, firmata in Provincia lo scorso 19 agosto. In attesa dall’approvazione ministeriale (la tempistica si aggira sui 6-7 mesi), i dipendenti stanno riscuotendo l’anticipo concesso nell’ambito della convenzione stipulata con Fidi Toscana, gestore del fondo costituito dalla Regione Toscana.
Nel frattempo, nel settembre scorso l'azienda As Service srl aveva presentato un'offerta per l'affitto di ramo d'azienda fino al 2018. Dopo una fase di trattativa fra le parti, i sindacati avevano chiesto la riattivazione del tavolo di crisi. L'azienda Autoservice Sas però ha declinato l'invito informando che la trattativa non ha avuto esito positivo e che la As Service srl è stata a sua volta posta in liquidazione. I lavoratori dunque, restano in cassa integrazione, ma ora le prospettive sono ancora più buie, come conferma Yuri Campofiloni della Fiom-Cgil: «Il comportamento delle aziende è sconcertante: si tratta di una grave mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni e dei lavoratori. A questo punto non ci resta che sperare in una manifestazione di interesse a rilevare la società da parte di un altro soggetto». Perché per garantire l’ammortizzatore sociale serve una dichiarazione (non vincolante) firmata da un imprenditore, che si dice interessato a dare continuità all’attività. «All’inizio della prossima settimana – spiega Campofiloni – faremo un’assemblea coi lavoratori e decideremo insieme come fare sentire la nostra voce». Le istituzioni «stigmatizzano con forza il comportamento delle due aziende che potevano presentarsi e illustrare le loro ragioni». (f.t.)
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