Toscana
Partecipate, Toni sfida la legge e si tiene le quote di Carismi
Il Comune di Fucecchio obbligato all’addio perché la banca ha chiuso in rosso il bilancio 2011 Ma la giunta non ci sta e tira dritto: «Ha una funzione strategica per lo sviluppo del territorio»
FUCECCHIO. E alla fine il Comune di Fucecchio si tiene tutte le partecipazioni. Compresa quella della Cassa di Risparmio di San Miniato. Che è marginale (0,003%), ma che secondo le recenti disposizioni di legge, l’amministrazione comunale avrebbe dovuto dismettere perché «è stato riscontrato un bilancio di esercizio in perdita nel 2011 (-28,9 milioni di euro)». Dunque il Comune avrebbe dovuto cedere le quote, attraverso una procedura ad evidenza pubblica per l’individuazione dell’acquirente «fatta salva la messa a disposizione agli altri soci (in termini di prelazione) eventualmente prevista dallo statuto societario». La stessa Buti aveva proposto alla giunta di sottoporre all’approvazione del consiglio comunale, organo competente, la proposta di dismissione delle quote. Ma l’amministrazione guidata da Claudio Toni ha respinto la richiesta, spiegandone i motivi: La Carismi è una società di libero mercato che gestisce servizi bancari ritenuti di interesse generale, in quanto apportano concreti vantaggi all’economia locale, attraverso il finanziamento di attività e iniziative che contribuiscono a promuovere lo sviluppo socio-economico del territorio di riferimento: il Comune ha inoltre una partecipazione al capitale sociale del valore nominale di 4mila euro. Il valore della quota detenuta rispetto al patrimonio netto risultati al 31 dicembre 2012 ammonta a 6.907,36 euro». Inoltre «la partecipazione al capitale sociale è giustificata per la posizione privilegiata assegnata dall’istituto di credito al Comune di Fucecchio e ad altre amministrazioni comunali, rappresentanti un bacino territoriale assunto dalla banca a riferimento per coadiuvare le istituzioni pubbliche nelle politiche di promozione dello sviluppo dell’economia locale». Infine, sempre secondo la giunta, «la partecipazione, seppur di modesta entità, ha una forte rilevanza in funzione degli obiettivi perseguiti dall’ente, suggellando una cooperazione nello sviluppo del territorio e della comunità locale».
Per tutti questi motivi l’amministrazione ha deciso di confermare la partecipazione in Carismi «seppur non più consentita».
La ricognizione è stata effettuata perché la finanziaria-2010 aveva introdotto l’obbligo per i Comuni con meno di 30mila abitanti, di mettere in liquidazione le società o dismettere le partecipazioni, salvando soltanto quelle con il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi, anche se successivamente sono state introdotto una serie di deroghe. Comunque, alla luce della ricognizione, nel mirino ci sono finite Consorzio Aquarno, Spa, Po.Te.Co. e, appunto, Carismi.
Per quanto riguarda Aquarno (gestione e manutenzione dell’impianto di depurazione di Santa Croce), il bilancio dell’ultimo triennio è sempre stato negativo (-9,2 milioni nel 2010, -6,4 milioni nel 2011 e -3,5 nel 2012): ma lo statuto societario prevede il ripiano delle perdite a carico del socio privato controllante, senza oneri quindi per l’ente (partecipazione dell’1,03%). Po.Te.Co (formazione e ricerca in campo conciario), bilancio in rosso nel 2011 (2,8 milioni), ma in questo caso lo “zampino” del 4,3% «è da mantenere» alla luce della partecipazione paritaria coi Comuni di del Valdarno Inferiore e della Provincia di Pisa.
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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