Il Tirreno

Empoli

Il monumento ai caduti della Grande guerra tra entusiasmi e critiche

A Empoli nacque un comitato e il Comune tassò i contribuenti Il professor Mario Mazzinghi si schierò contro in nome dell'arte

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EMPOLI. A Empoli, già durante l'anno 1923, mentre fervevano i preparativi per la realizzazione del parco della Rimembranza, si era formato anche un comitato per la realizzazione di un monumento ai caduti della prima guerra mondiale. Un comitato ristretto, di cui facevano parte molti degli stessi promotori del parco della Rimembranza. Nella prima adunanza, fu stabilito che i fondi necessari per la costruzione del monumento fossero ricavati dall'applicazione di una percentuale a carico dei contribuenti iscritti nei ruoli delle imposte dirette 1922 e da una sottoscrizione popolare; fu decisa anche la collocazione, Piazza Vittorio Emanuele.

Nella commissione, insieme al rappresentante del municipio cavalier Lega, furono chiamati il cavalier Enrico Taddei per i commercianti, Dino Borgioli per gli esercenti, il cavaliere Gino Montepagani per gli industriali, l'avvocato Gino Del Vivo per i possidenti, Nino Bezzi per i combattenti e Giovanni Banchini, con le funzioni di segretario, per il Fascio di Combattimento. Nell'ottobre del 1923, il giorno 16, «nel palazzo comunale - come si legge nei documenti dell'epoca - si adunò il Comitato per l'erigendo Monumento ai caduti». Presiedeva il sindaco Vitruvio Cinelli. Il comitato deliberò unanimemente che "«il Monumento debba sorgere nella piazza Vittorio Emanuele II, che il Municipio sta appositamente sistemando». Deliberò pure «di pubblicare analogo bando di concorso per la presentazione di bozzetti, mettendo a disposizione del vincitore del concorso la somma di lire 140.000 e venti quintali di bronzo donati dal Ministero della Marina». Non mancarono critiche e detrattori per i monumenti a livello nazionale, anche e soprattutto da parte di intellettuali fascisti. Figuriamoci a livello locale. Ne è testimonianza l'articolo del professor Mario Mazzinghi, empolese, pubblicato sul "Piccolo Corriere del Valdarno e della Valdelsa" del 7 ottobre 1923, con il titolo "Contro i monumenti ai caduti". Il pezzo era già apparso in forma di intervista sul "Nuovo Giornale", suscitando numerosi consensi e notevoli dissensi. «Un po' con ritardo, ma sempre in tempo, - afferma Mazzinghi nell'articolo - sarà bene occuparsi e preoccuparsi della mania dei monumenti al povero fante - che mai nulla chiese - i quali monumenti servono molte volte a rifare la verginità e dei cattivi italiani, o a far mestare nella politica, per raggiungere qualche sfacciato obiettivo elettorale od onorifico, alcuni vecchi volponi, che tanto si affannarono - da buoni liberali e democratici - ad esporre la bandiera d'Italia, senza mai degnarsi di esporre la propria pelle per essa. Sarà bene preoccuparsi, dicevo, di questi innumerevoli monumenti i quali crescono in modo fantastico come la gramigna, ma non son degni certo di onorare il pidocchioso e sublime Fante né l'arte nostra a causa della poca serietà e coscienza con cui vengono eseguite queste opere cosiddette d'arte. Basta con i monumenti, basta! Basta! ».

Una voce autorevole, che interpretava il sentimento di una parte di amanti dell'arte. Ma i monumenti non avrebbero conosciuto ostacoli, e la loro proliferazione sarebbe stata costante anche per gli anni successivi. E, inesorabilmente, anche sulla piazza empolese, sarebbe di lì a poco arrivato a far bella mostra di sé il colosso bronzeo troneggiante su un basamento marmoreo d'ispirazione classicista raffigurante la vittoria alata, una figura indomita rivolta verso la città antica quasi a voler rimarcare la vocazione guerresca di Empoli e l'eroismo dei suoi combattenti. Nella cittadina in riva all'Arno per inaugurare l'opera di Carlo Rivalta e Dario Manetti stavolta arrivò, il 21 giugno del 1925, nientemeno che Sua Altezza Reale il Duca D'Aosta. Migliaia le persone presenti al taglio del nastro; da quel giorno, piazza Vittorio Emanuele diverrà Piazza della Vittoria. Resiste ancora oggi l'intitolazione, pur fra le mille discutibili trasformazioni che ne hanno sconvolto la fisionomia e alterato irrimediabilmente l'impianto. La costruzione di un circuito di luoghi della Memoria nazionale era adesso completo anche a Empoli.

Paolo Santini

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