Il dolore
E ora vogliamo un compratore
Gli operai della Shelbox chiedono un imprenditore «anche di un altro settore»
CASTELFIORENTINO. Dieci mesi di battaglia quotidiana. Fatta di iniziative, incontri, faccia a faccia con le istituzioni. E di presidio. Ora, finalmente, è arrivata una piccola-grande vittoria: la cassa integrazione straordinaria. Che però non è un punto d’arrivo. I dipendenti della Shelbox di Castelfiorentino vogliono altro: «Che siano case mobili o borse, a noi non interessa. Vogliamo solo lavorare». Massimo Simoncini, della Rsu Shelbox sintetizza così lo stato d’animo dei 137 dipendenti, mentre il suo “collega” Maurizio Garofano, “armato” di megafono, chiama uno dopo l’altro i lavoratori all’interno degli uffici per firmare i moduli per la “cassa”. Fino al 5 marzo 2014 potranno contare su 7-800 euro al mese per campare le loro famiglie: «È un passaggio importante – sottolinea Stefano Angelini della Cgil –e il risultato era tutt’altro che scontato, visto che stiamo parlando di un’azienda fallita». Ma all’orizzonte c’è già un’altra sfida, ancora più difficile. E per questo sindacati e dipendenti ora chiedono un altro sforzo alle istituzioni: «Dobbiamo lavorare tutti insieme, ancora una volta, per capire se c’è la possibilità di una reindustrializzazione della fabbrica».
L’appello è rivolto agli enti, ai politici (a cominciare dai parlamentari di zona) e a tutti coloro che in questi dieci mesi hanno incoraggiato, supportato e aiutato i lavoratori (che poche settimane fa hanno scritto anche a Papa Francesco) nella loro battaglia. La prima a raccogliere la sfida è la senatrice Laura Cantini: «L'impegno di tutti, amministratori, politici, sindacati, ma soprattutto la tenacia dei lavoratori dell'azienda hanno permesso di raggiungere questo traguardo. Adesso mi auguro che si possa trovare un team di imprenditori seri, che possa riportare la Shelbox ad essere leader del settore, come lo è stata fino a pochi mesi fa». Tuttavia non è semplice trovare un imprenditore che abbia la forza di rimettere in moto una macchina così complessa. Ma alla Shelbox ci credono. E si guardano intorno a 360°. Buttano uno sguardo sulla Cr Abitare, azienda di case mobili nata a Certaldo (uno dei soci è Diego Razzanelli, figlio dell’ex presidente della Shelbox, Claudio): a breve ci sarà un incontro (così come proseguono i contatti con il curatore fallimentare). Ma guardano anche altrove: «Noi chiediamo un imprenditore, se poi è di un altro settore va bene lo stesso». Cesare Noto, di Castelfiorentino, dipendente Shelbox da 13 anni, è sposato e ha due figli «È dura tirare avanti con la cassa integrazione. Vediamo cosa succede. Se si tratta di realizzare case mobili, siamo in grado di ripartire subito: qui ci sono competenze e attrezzature. Altrimenti faremo altro, non ci sono problemi: impareremo».
L’importante è che qualcuno si faccia avanti «anche se – sottolineano amaramente Carla Verdiani di Castelfiorentino e Cinzia Diamante di Pisa – le speranze diminuiscono con il passare dei giorni. Eppure il mercato nel settore delle case mobili ci sarebbe». Intanto il presidio va avanti «anche se oggi – aggiunge amaramente Cesare Noto, che lavora qui da tredici anni – siamo in “soggiorno obbligato” per firmare dei moduli, un iter che dovremo ripetere ogni mese: è incredibile che una passaggio del genere non avvenga automaticamente». (f.t.)
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