Il Tirreno

Empoli

Bambini senza vaccini famiglie contrarie in crescita

di Marco Pagli
Bambini senza vaccini famiglie contrarie in crescita

La pratica di disertare le chiamate dai distretti si sta espandendo soprattutto perché si temono danni. L’Asl: «Non farli è pericoloso»

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EMPOLI. Aumentano i rifiuti alle vaccinazioni dei bambini nell’Asl 11. Qualche decina in più quest’anno rispetto a quello scorso: morbillo (undici rifiuti in più quest’anno rispetto al precedente), rosolia, parotite, vaccino esavalente, che comprende difterite, tetano, pertosse, polio, hib ed epatite b (anche qui l’aumento è stato di una decina rispetto ad un anno fa). Insomma, la diffidenza cresce tra i nuovi genitori. Una diffidenza che procede di pari passo con l’esplosione di internet e delle informazioni – anche su temi medici – accessibili sulla rete e che sempre di più sfocia nella contrarietà verso le vaccinazioni. Il trend, che gli esperti registrano ormai da anni a livello nazionale, sembra aver avuto un salto di qualità negli ultimi mesi. Ancora le cifre rimangono basse rispetto alla mole di chiamate effettuate dagli ambulatori dell’azienda sanitaria locale (2.200 i bambini chiamati lo scorso anno), ma la preoccupazione per il consolidarsi di una pratica definita “pericolosa” cresce tra gli addetti ai lavori.

«Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad una accelerazione di questa tendenza – spiega Paolo Filidei, responsabile del Dipartimento per la prevenzione delle malattie infettive dell’Asl 11 – e questo non è un segnale confortante. I casi di rifiuto alla vaccinazione riguardano esclusivamente genitori di bambini italiani e le motivazioni principali sono di due generi: da una parte c’è una minore percezione del rischio, normale dal momento che la copertura vaccinale estesa in questi anni ha abbassato la soglia di contrazione delle malattie, e dall’altra i rifiuti spesso fanno seguito a falsi messaggi su presunti danni prodotti dai vaccini, veicolati il più delle volte da siti internet non accreditati».

D’altronde basta fare una veloce ricerca sui diversi motori per rendersi conto che moltissimi dei risultati ottenuti sponsorizzino la scelta di non far vaccinare il proprio figlio. Una scelta che in Italia rimane libera e non vincolante (nonostante ancora tetano, polio, difterite ed epatite b rimangano formalmente obbligatorie) dopo che una circolare ministeriale degli anni ’90 ha sancito la possibilità di frequentare la scuola anche per i bambini che non sono stati vaccinati. «Quello che mi preme sottolineare è che i vaccini sono i medicinali più sicuri e controllati di tutti – continua Filidei – e nonostante comportino in molti casi degli effetti collaterali, questi non possono essere commisurati ai rischi che il non vaccinarsi produce». «A confermarlo, ad esempio, c’è il caso di un bambino morto per pertosse nella nostra Asl pochi anni fa - va avanti il responsabile - Le false informazioni sono pericolose: se guardiamo cosa ha prodotto la voce che ci fosse una correlazione tra vaccino del morbillo e autismo. E’ stato provato e riprovato che non esiste, ma ancora molti ci credono. Capisco che i genitori possano essere preoccupati perché leggono pareri discordanti, ma invito tutti a informarsi su fonti sicure e scientifiche. Inoltre c’è da dire che in tanti casi ad abbassare la soglia di contagio, e quindi la percezione del rischio, è il fatto che il grosso dei bambini è coperto, ma ci sono malattie che non dipendono dal contatto con gli altri, come ad esempio il tetano».

Per ora, come accennato, i numeri sono ridotti: sugli oltre duemila bambini chiamati ogni anno i rifiuti sono qualche decina. Tanto per avere un’idea sono passati da 28 a quasi quaranta quelli per l’esavalente e da 31 a 42 quelli per il morbillo. Insomma le percentuali di copertura stazionano ancora abbondantemente sopra il 90% (tra il 95% e il 98%). Specie tra i bambini stranieri, per i quali non si sono ancora verificati casi di rifiuto.

«Anche su questo spesso ci sono dei preconcetti sbagliati – chiarisce il responsabile della prevenzione malattie infettive dell’Asl 11 – le famiglie straniere hanno sempre risposto ai vaccini in maniera assidua. In molti casi, come per i bambini cinesi, non c’è bisogno di adeguamenti perché sono già coperti su tutto. Mentre per quelli che provengono da alcuni paesi africani, ad esempio, si sottopongono alle vaccinazioni mancanti senza problemi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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