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Empoli

Orgoglio e rottura la ricetta di Barnini per rilanciare Empoli

di Francesco Turchi
Orgoglio e rottura la ricetta di Barnini per rilanciare Empoli

Il segretario uscente del Pd verso le primarie per il sindaco «La città torni a fare da traino. Alleati solo con Sel e socialisti»

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EMPOLI. «Empoli deve tornerà ad essere il Comune trainante del circondario, ruolo che ha smarrito negli ultimi anni. E il Pd deve uscire fuori dal suo recinto, altrimenti rischia di non vincere le amministrative in tutti i Comuni». Brenda Barnini, 32 anni, laureata in Scienze politiche, attuale consigliere comunale, lascia il timone del Partito Democratico dell’Empolese Valdelsa (al suo posto Sostegni, vedi articolo in basso) e guarda al futuro. Suo e del territorio. Mette in guardia il partito su alleanze e strategie, prende le distanze dall’attuale amministrazione comunale empolese, ma ancora non scioglie la riserva sulla sua eventuale corsa alla successione di Luciana Cappelli.

Farà le primarie per il candidato a sindaco di Empoli?

«Ho appena concluso un’esperienza importante, che non ho intenzione di disperdere. Questi sono i giorni buoni per prendere una decisione».

Intanto la città sembra aver perso il ruolo di “capitale” del circondario. È d’accordo?

«Sì. Se questo territorio non è riuscito a sfruttare le opportunità di crescita che si sono presentate è anche perché Empoli non ha svolto in pieno la sua funzione di traino. La vera sfida per la futura amministrazione sarà proprio questa: recuperare il ruolo di “fulcro”, diventare la “città dell’innovazione” con il Comune che lavora per attrarre investimenti. E contemporaneamente innalzando la qualità della vita dei cittadini, partendo dalle piccole cose di tutti i giorni, dal parco nel degrado alla buca per strada. Dobbiamo riscoprire l’ orgoglio di essere empolesi. Sfidando anche la crisi economica: le aziende ci chiedono meno burocrazia e uno dei compiti di un Comune è incoraggiare e facilitare i progetti d’impresa: la crisi ha fatto tanti “morti”, ma in questo territorio ci sono ancora tante risorse».

All’attuale giunta viene rimproverato di aver perso il contatto coi cittadini. Cosa ne pensa?

«Serve discontinuità, puntando sull’innovazione. C’è bisogno di amministratori che stiano in mezzo alla gente, che vadano a fare colazione al bar, prestino attenzione alle richieste dei cittadini e siano disponibili a farsi dire le cose in faccia. Empoli è una città, ma con le caratteristiche del paese, e come tale vuole essere vissuta dagli empolesi».

Il Comune unico dell’Empolese Valdelsa è un obiettivo?

«No. Dobbiamo intraprendere il cammino delle fusioni. Ma non per arrivare a costruire un ente che, territorialmente, sarebbe il più grande d’Italia e di conseguenza molto difficile da gestire, oltre che costoso da un punto di vista economico. E allo stesso tempo non si possono calpestare le identità. Meglio pensare ad unire quei territori che sono già omogenei anche nella testa delle persone: facciamoci guidare da questa idea. Per questo dico che i Comuni dovrebbero essere quattro, con due grandi poli: uno dell’Empolese (con Montelupo, Vinci, Cerreto, Capraia e Limite, oltre naturalmente a Empoli) e uno della Valdelsa (Montaione, Gambassi, Certaldo e Castelfiorentino). Fucecchio ha una sua identità e Montespertoli è inserito anche in un contesto diverso come il Chianti. Credo che entrambi dovrebbero restare da soli, ma sempre all’interno dell’Unione dei Comuni».

In quale altro modo possono risparmiare gli enti?

«Prendiamo come esempio Empoli. Il Comune è proprietario di tantissimi immobili, alcuni dei quali vuoti. E allo stesso tempo paga degli affitti, a cominciare dall’edificio che ospita il municipio (300mila euro all’anno, ndr). Le spese non produttive sono diventate intollerabili: quei soldi devono essere utilizzati per gli interventi nelle scuole, tanto per fare un esempio».

Tutti gli attuali sindaci sono del Pd. C’è il rischio di non ripetere l’en-plein?

«Sì, soprattutto se il Pd non esce dal proprio recinto. Dobbiamo essere consapevoli che ora i cittadini votano per le persone e i programmi e non – come accadeva una volta – per appartenenza».

Con chi si deve alleare il Pd?

«In ogni Comune dobbiamo costruire il nostro programma, che sia serio e credibile. Non c’è spazio per i “libri dei sogni”. Poi possiamo confrontarci con possibili alleati, all’interno di un determinato perimetro: penso a Sel e socialisti».

È tutti gli altri?

«Sel e socialisti. Con Rifondazione, Comunisti Italiani e Idv non credo ci siano margini per alleanze, che devono essere frutto di una comune visione del territorio e delle prospettive e non della simpatia tra singoli protagonisti della vita politica».

Nessun dialogo col Movimento 5 Stelle?

«È alternativo a noi, esattamente come il Pdl. Ma allo stesso tempo sono invece convinta che possiamo intercettare parte del loro elettorato. In questo senso spero che nei Comuni sopra i 15mila abitanti (Empoli, Fucecchio, Castelfiorentino e Certaldo), si formino anche liste civiche “costruttive” a sostegno del nostro candidato».

Ha guidato il Pd per tre anni. Il bilancio è positivo?

«È stata una bellissima esperienza, nella quale ho ricevuto più di quanto ho dato. Ho guidato il Partito in un momento molto delicato nel corso del quale, con le scorse elezioni politiche, abbiamo perso l’occasione per dimostrare a cosa serve il Pd. Ma a livello locale abbiamo conquistato grandi risultati: per la prima volta abbiamo due parlamentari (Cantini e Parrini, ndr), e un assessore regionale (Bugli). In più è cresciuta una generazione di ventenni e trentenni, che ora ricopre ruoli di responsabilità all’interno del partito a livello locale».

La scelta più difficile?

«Schierarmi con Renzi alle primarie di un anno fa. Oggi in tanti sono saliti sul carro, ma allora non tutti capirono la mia decisione e mi accusarono di aver abbandonato i valori della sinistra. In realtà fu una scelta coerente, all’insegna del cambiamento, dell’innovazione e della discontinuità. Ora me ne danno atto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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