Il Tirreno

Empoli

In arrivo c’è la stangata sulle “case fantasma”

di Marco Pagli

Scaduto il termine per le registrazioni volontarie che davano diritto allo sconto Previste sanzioni da migliaia di euro per centinaia di casi nell’Empolese Valdelsa

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EMPOLI. Si è ufficialmente chiusa l’operazione lanciata nel 2007 dall’Agenzia del territorio (negli ultimi anni inglobata nell’Agenzia delle Entrate) per portare alla luce le case fantasma, cioè quelle costruzioni non accatastate e quindi fuori legge. I primi dati diffusi sei anni fa si sono sensibilmente ridotti, grazie alle registrazioni volontarie, ma gli illeciti rimangono molti nell’Empolese Valdelsa. Trecento, in base alle stime effettuate sui numeri diffusi dall’Agenzia, sono gli immobili che tuttora rimangono non dichiarati e per i quali è stata assegnata una rendita presunta. Mentre circa un migliaio sono quelli i cui proprietari si sono ravveduti nel corso del 2013 e che quindi hanno ricevuto una rendita catastale definitiva. Per gli irriducibili sono già pronte cartelle da migliaia e migliaia di euro, che verranno recapitate nelle prossime settimane. La prima mappatura, avvenuta appunto nel corso del 2007 aveva portato alla luce più di seimila immobili fantasma. Da allora, di rinvio in rinvio, si è cercato di arrivare ad una sorta di ravvedimento volontario che limitasse i danni da una parte e riducesse il lavoro di recupero delle somme evase dall’altra. La prima scadenza fissata, infatti, era stata il 31 dicembre del 2010: entro quel termine i proprietari di immobili non dichiarati avrebbero dovuto regolarizzarli volontariamente in cambio di uno sconto sulla sanzione (in sostanza per la mancata registrazione si sarebbe pagato 300 euro invece che 1.200). A quel punto però le cosiddette “case fantasma” si erano ridotte, praticamente dimezzate: dalle 6mila iniziali alle poco più di tremila (3.188 per la precisione). Ma il termine venne prorogato al 30 aprile dell’anno successivo e in quei pochi mesi la cifra diminuì ancora del 50%. Anche perché da tale scadenza in poi chi si ravvedeva non poteva più contare sullo sconto. Da metà 2011 al 30 novembre 2012, giorno in cui si sono definitivamente chiusi gli accertamenti sui “mai dichiarati”, si è recato negli uffici dell’Agenzia per regolarizzare la propria posizione un altro migliaio di proprietari. Quelli cioè a cui è stata attribuita la rendita catastale definitiva ricordata sopra. Ai circa 300 evasori totali che non si sono ravveduti si è provveduto in questi mesi a conferire una rendita presunta, calcolata sulla base di informazioni raccolte. Le stesse informazioni che hanno richiesto un’opera imponente. La prima procedura, dei tecnici dell’Agenzia in collaborazione con l’Agea (l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura), è stata una mappatura delle costruzioni presenti sulla base di fotografie aeree. Queste sono state confrontante con le planimetrie del Catasto per verificare i dati. Quindi sono stati svolti sopralluoghi mirati per poter attribuire delle rendite presunte. Come si legge in una nota dell’Agenzia delle Entrate, infatti, «il decreto legge 78/2010 ha previsto, in attesa dell’accatastamento definitivo, l’attribuzione d’ufficio di una rendita presunta agli immobili mai dichiarati e non ancora regolarizzati, associando agli stessi una rendita provvisoria. Per poter presumere le rendite catastali e associarle ai fabbricati, l’Agenzia si è basata su parametri precisi, acquisiti anche con sopralluoghi esterni agli edifici non in regola». A livello provinciale il valore della rendita catastale presunta (per i proprietari che non si sono mai ravveduti) è di 1 milione e 136mila euro. Mentre quella definitiva ( immobili accatastati fino al novembre scorso) supera di poco i 6 milioni di euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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