Sicurezza
Via al bonus per i giovani ma la partenza è un flop
Poche le richieste per l’assunzione di disoccupati sotto i 29 anni Critiche Cna e Confindustria : «Meglio la riduzione del cuneo fiscale»
EMPOLI. Un bonus fino a 650 euro al mese. È quello che dal 1° ottobre, possono richiedere all’Inps le aziende che hanno intenzione di assumere under 30 svantaggiati. Un incentivo questo, che potrebbe interessare migliaia di giovani residenti nel circondario che hanno difficoltà a trovare un’occupazione. Purtroppo però, a due giorni dalla sua partenza, nell’Empolese Valdelsa l’iniziativa non sembra aver riscosso molto successo, vuoi per la ristrettezza dei requisiti necessari per poter usufruire del bonus, vuoi per le numerose verifiche che i datori di lavoro sono costretti ad effettuare. Si potrebbe parlare senza dubbio di un flop, visto che la cosiddetta corsa al bonus, da parte delle aziende, ancora non c’è stata.
I destinatari.L’incentivo, novità introdotta dal decreto lavoro, spetta alle imprese che assumono a tempo indeterminato giovani tra i 18 e i 29 anni che da almeno sei mesi siano senza un lavoro regolarmente retribuito, o che abbiano un titolo di studio inferiore al diploma di scuola media superiore o professionale. Il bonus corrisponde ad un terzo dello stipendio lordo mensile imponibile ai fini previdenziali, con un tetto di 650 euro al mese per 18 mesi al massimo, che scendono a 12 in caso di trasformazione del rapporto a tempo indeterminato. Il datore di lavoro che ha intenzione di assumere deve poi presentare domanda per via telematica all’Inps e il giorno successivo al ricevimento di questa, l’Inps dovrebbe comunicare se ci sono fondi a disposizione prenotandoli a nome del datore stesso. Per sapere se il bonus verrà concesso poi ci sarà da spettare qualche settimana. Nel complesso le risorse stanziate 794 milioni di euro, 148 dei quali per il 2013 , potrebbero quindi non essere sufficienti, anche se per ora questa sembra un eventualità decisamente remota.
Un percorso tortuoso. A spaventare le aziende sono soprattutto le regole per accedere al bonus, numerose, complesse e intricate. Oltre a rispettare gli accordi dei contratti collettivi nazionali e quelli regionali, seguire l’adempimento degli obblighi contributivi e l’osservanza delle norme di tutela delle condizioni di lavoro, le aziende non devono assumere in attuazione di un obbligo preesistente e non devono violare un diritto altrui di precedenza. I datori e gli utilizzatori inoltre, non devono avere in atto sospensioni dell’attività lavorativa per crisi o riorganizzazione né ci possono essere coincidenza sostanziale di assetti proprietari e rapporti di collegamento tra il datore che assume e quello che ha licenziato il lavoratore. Per non parlare poi dell’ osservanza dei cumuli dell’incentivo.
Un flop. Numerosi dunque i cavilli burocratici, che aggiungendosi alla grande mancanza di lavoro che c’è in questo momento, scoraggiano le aziende ad usufruire degli incentivi che per adesso sembrano essere decisamente flop. Un peccato per alcune migliaia di giovani che nel circondario sono in possesso dei requisiti e quindi avrebbero la possibilità di trovare un impiego. «Nella nostra zona non c’è assolutamente stata un corsa all’incentivo – spiega Paolo Gianassi fino a pochi giorni fa coordinatore Cna per l’Empolese Valdelsa - . Sicuramente bonus come questo, possono aiutare le aziende ma in questo momento non bastano. Se le aziende non hanno lavoro, difficilmente sono in grado di assumere, dunque servirebbero altri tipi di provvedimenti, che possano incidere in maniera sostanziale come ad esempio la riduzione del cuneo fiscale». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Simone Campinoti, presidente di Confindustria per il circondario. «Sono molto critico rispetto a questi tipi di incentivi – spiega – che spesso poi finiscono per essere dei boomerang. Purtroppo nel circondario stanno chiudendo tantissime aziende, per la mancanza di lavoro, che è il problema più urgente in questo momento. Inoltre, spesso e volentieri, vengono proposti i bonus e poi non ci sono i fondi necessari per metterli in pratica. Un’esperienza che ho vissuto personalmente con la mia azienda, dove grazie a degli incentivi avevamo assunto alcuni ingegneri, ma dopo pochi mesi ci hanno comunicato che non c’erano più fondi a disposizione e siamo stati costretti a interrompere il rapporto».
Alessandro Marmugi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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