Attenzione
Cinquecento in sciopero «No al gettone di presenza»
I lavoratori del settore gomma e plastica protestano a difesa degli straordinari «C’è la volontà di togliere i diritti e abbassare i costi in un comparto senza crisi»
EMPOLI. Circa 500, poco più della metà dei lavoratori, secondo le stime, i lavoratori che hanno scioperato nel comparto gomma-plastica dell’Empolese Valdelsa. Un’astensione indetta dalla Cgil per il rinnovo del contratto nazionale. «Anche se la partecipazione all’assemblea non è stata notevole – ha dichiarato Rossano Rossi, segretario Cgil della zona davanti alla platea presente alla casa del popolo di Avane dove era stata indetta un’assemblea – l’importante è che lo sciopero sia riuscito”.
Un’assemblea alla quale hanno partecipato per lo più i lavoratori delle Rsu, alcune decine i partecipanti in totale, durata tre ore ad Avane e durante la quali c’è stato un confronto serrato tra sindacati e lavoratori. Vibac, Irplast, Magis, Solgomma e Mac Glass le aziende con i lavoratori in sciopero in un comparto che conta in totale mille dipendenti ed un fatturato di 400 milioni di euro l’anno. «E’ inaccettabile – afferma nel suo intervento di apertura Silvia Mozzorecchi, Filctem Cgil – che in un comparto sano e che gode di buona salute come questo si faccia tanta fatica ad accogliere un rinnovo equo del contratto. C’è la volontà dei datori di lavoro di togliere diritti ai lavoratori e abbassare ulteriormente i costi senza una ragione economica».
A queste dichiarazioni fanno eco le parole di Stefano Scibetta, funzionario Cgil-Filctem: «Ci chiedono di fare un passo indietro sui diritti e la retribuzione all’ora. Non possiamo cedere adesso perché tutto ciò che perdiamo adesso ci metteremo degli anni a recuperarlo». All’unisono i vertici del sindacato dichiarano questo contratto come uno spartiacque tra il passato di conquiste dei diritti sindacali e il futuro nel quale tali diritti dovranno essere preservati dai colpi della crisi: «Se cade il muro delle 40 ore e verranno fatte altre concessioni da parte nostra, rischiamo di non poter tornare più indietro». Fino ad oggi i lavoratori, come ci testimoniano Giuseppe Ferrara e Dario Colucci, due operai della Irplast (ex Sirom): “Dall’inizio della crisi, nel 2007, ci siamo sempre confrontati con i nostri datori di lavoro su come portare avanti al meglio la produzione. Abbiamo aumentato le squadre di operai, mantenendo la fabbrica sempre attiva ed abbiamo fatto molte concessioni sugli straordinari. Ma se da oggi i proprietari cambieranno stile volendo imporci le loro condizioni, anche noi non scenderemo più a patti». Colucci dichiara che durante questi anni, progressivamente i lavoratori della Irplast hanno rinunciato a buona parte dei buoni mensa, si sono ridotti la retribuzione sugli straordinari ed hanno rinunciato alle ferie pur di dare il loro contributo alla competitività dell’azienda. «E’ esattamente questo che vogliono – dichiara a tal proposito Scibetta – Vogliono appiattire il prezzo degli straordinari chiamandolo “gettone di presenza” e senza riconoscere il giusto prezzo del tempo e dell’usura che grava sui lavoratori». Il caso di un operaio di 41 anni, da 14 anni operaio specializzato e da oggi disoccupato, in quanto aveva un contratto a tempo determinato che scadeva proprio ieri, la situazione è ancora più spiacevole. Davanti all’assemblea dichiara che il suo lavoro è precario da diversi anni ormai, durante i quali è passato da un’azienda all’altra, sempre con contratti a sei mesi, tre mesi o addirittura, come nell’ultimo caso, ad un mese. «Perché non vengono stabilizzati tutti questi lavoratori?» chiede polemicamente qualcuno dalla platea. «Perché l’esercito di riserva, come si chiamava i disoccupati qualche tempo fa, permette ai datori di lavoro di tenere sempre sulla corda i lavoratori» afferma con forza il segretario Rossano Rossi nel suo intervento successivo. Vladimiro Spinelli dell’Rsu di Vibac conferma come i lavoratori cosiddetti interinali siano l’anello fragile dell’unità dei lavoratori sulla lotta per conservare i diritti acquisiti, in quanto accettano più difficilmente di rinunciare alla giornata lavorativa in favore dello sciopero.
Antonio Lanza
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