Il Tirreno

Empoli

Scatta la chiusura per debiti di cinque società partecipate

di Marco Pagli
Scatta la chiusura per debiti di cinque società partecipate

Insieme alle altre sette già in fase di liquidazione avevano totalizzato un “buco” di 2,5 milioni Si va invece verso il salvataggio delle tre “dirette” perché hanno un passivo limitato

4 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. Il nodo sulle società partecipate della zona è in via di scioglimento. Certa la dismissione di quelle aziende con partecipazione indiretta da parte dei Comuni e salvataggio in vista per quelle dirette che abbiano fatto registrare scoperti di bilancio negli ultimi anni. Il termine fissato per domani dalla Finanziaria di tre anni fa, insomma, dovrebbe portare in dote uno sfoltimento della miriade di diramazioni create per gestire funzioni diverse dei servizi pubblici. La legge, al netto dei continui rinvii che hanno protratto i tempi di attuazione dal 2010 ad oggi, parla chiaro. Le amministrazioni dovranno disfarsi delle loro quote ad eccezione di quelle società che abbiano presentato gli ultimi tre bilanci in attivo. «Il percorso che abbiamo intrapreso con le numerose società create negli anni e che risultavano in perdita è stato concordato tra tutti gli amministratori - spiega Enrico Sostegni, delegato alle partecipate per l'Unione dei Comuni - l'indirizzo è stato formalizzato con una delibera di tre anni fa in cui si chiedeva alle principali aziende di vendere o mettere in liquidazione tutte le loro emanazioni che non avessero a che fare con i servizi di fornitura di gas e acqua e di gestione diretta dei rifiuti. I procedimenti sono lunghi, ma comunque la direttiva è stata recepita e quelle non in liquidazione sono in via di dismissione».

Delle circa 100 aziende pubbliche presenti, 15 non rispettano i parametri imposti dalla manovra di tre anni fa. Dodici sono quelle con partecipazioni indirette da parte delle amministrazioni e 3 sono dirette. Tra le prime, però, 7 erano già in fase di liquidazione e seppure risultassero presenti fino allo scorso anno non sono più attive. Per le altre 5 invece, pur con soluzioni diversificate, si va appunto verso la dismissione. Le uniche che potrebbero salvarsi sono le tre dirette (Farmacie comunali di Castelfiorentino, Consorzio Acquarno e Consorzio turistico di Montespertoli): nonostante abbiano presentato bilanci in passivo negli anni passati, potranno usufruire nella clausola inserita nel provvedimento che esula dalla chiusura nel caso in cui le società «non abbiano subito perdite tali da imporre agli enti ricapitalizzazioni per riportare il patrimonio sopra i minimi di legge». Queste ultime, infatti, hanno accumulato debiti tutto sommato ridotti rispetto a quelli messi insieme dalle altre. Per le Farmacie comunali di Castelfiorentino, detenute dal Comune al 100%, si tratta di 46mila euro di perdita solo nel 2010. Mentre per il Consorzio Acquarno, del quale il Comune di Fucecchio detiene l'1,03%, il disavanzo è stato di 9mila euro nel 2010 e di poco più di 6mila l'anno successivo. Per il Consorzio turistico di Montespertoli, la cui quota comunale è dell'8,99%, la perdita è stata di 11mila euro nel 2011 e di appena 28 euro nel 2011. Niente a che vedere col monte di debiti accumulato dalle altre, che hanno partecipazioni indirette e che nel complesso negli ultimi tre anni sono andate sotto di circa 2,5 milioni di euro. La maggior parte dei debiti sono stati contratti dalle 7 società già in fase di liquidazione. Publicom, controllata da Publiservizi, aveva accumulato nel 2010 un milione e 400mila di buco. Publicogen, che gestiva reti e impianti di energia rinnovabile, ha registrato una perdita di 495mila euro nello stesso anno e ha superato il milione nel 2011. Selene, che invece si occupava dell'acquisto di partecipazioni in società di organizzazione servizi, aveva uno scoperto di oltre 17mila euro nel 2010 e di 291mila l'anno successivo. Publiutenti, operante nell'ambito del servizio idrico specifico per i condomini, 56mila euro nel 2010 e 75mila nel 2011. Quasi 90mila euro negli stessi due anni li aveva accumulati Toscana Ricicla, mentre solo 4mila Servizi Energia ambienti e reti e in pari era sempre stata Tirreno Acque. Per quanto riguarda le cinque non in liquidazione, Step (che è andata sotto di 192mila euro nel 2011) è stata venduta, mentre Agescom (con uno scoperto di 19mila euro nel 2010) è stata riassorbita da Publiservizi. Irmel (in passivo di 29mila euro nel 2010), Acom (-84mila euro nel 2010 e -84mila nel 2011) e Agestel (44mila euro sotto nel 2010 e 37mila nel 2011) sono in fase di dismissione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini