Gioco
Fucecchio ha perso in passato opere d’arte di autori famosi
FUCECCHIO. Non ci si fa caso, ma ai lati, negli altari non usati, o usati poco, fanno bella mostra di sé. Alcune sono state restaurate, nel tempo, con l'intervento di sponsor privati. Altre attendono...
FUCECCHIO. Non ci si fa caso, ma ai lati, negli altari non usati, o usati poco, fanno bella mostra di sé. Alcune sono state restaurate, nel tempo, con l'intervento di sponsor privati. Altre attendono tempi migliori, sul piano economico. Sono opere d'arte - tutte di grosse dimensioni e rigorosamente con soggetto religioso - che hanno addosso secoli. E vengono mantenute nelle chiese. Nell'abbazia di San Salvatore se ne vedono diverse. Ma le migliori, le più significative, le troviamo al primo piano del museo civico. Che è importante. Avrebbe potuto esserlo ancor di più, se Fucecchio, in particolare nell'Ottocento, avesse avuto la capacità di mantenerne altre di autori famosi. Ne parlo con Andrea Vanni Desideri, archeologo, direttore scientifico del museo.
A Pistoia, in quella che era la sede della Fondazione della Pistoia e Pescia, c'è un'opera del Cigoli, relegata in una sala non frequentata. Si dicono due cose: che sia inamovibile e che, in origine, si trovasse in una chiesa di Fucecchio. Ne conosci la storia?
«Se, come credo, si tratta della tela con San Francesco che riceve le stimmate (di vecchia attribuzione al Cigoli), si trovava in Collegiata e fu al centro di una serie di trattative, insieme alla tavola con la maestà del Botticini (ora al Metropolitan di New York), che iniziarono verso il 1850 per concludersi verso il 1857».
Quante opere Fucecchio ha perduto, perché vendute?
«Un calcolo globale è forse possibile ma difficile, per motivi di documentazione. In primis, ci sono le vendite effettuate nel XVIII e XIX secolo sul mercato antiquario (la croce di Berlinghiero, una tela con San Francesco che riceve le stimmate attribuita al Cigoli e la tavola con la Madonna in trono. A queste vendite sono da aggiungere le distruzioni. Ad esempio con l'abbattimento del palazzo Bonistalli in piazza "dei Ferri" (piazza Cavour, ndr) andò perduto un affresco, forse durante il tentativo di distacco e un ciclo di decorazioni interne del Gabbiani, di cui restano alcuni disegni nel Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi».
Perché i canonici della Collegiata, soprattutto nell'Ottocento, arrivarono a privarsi di capolavori, in gran parte donati dalle Compagnie, che erano ricche?
«Le ragioni addotte per le alienazioni sono in genere legate a lavori di miglioria nella Collegiata . Ad esempio, la bussola fu realizzata con questo sistema».
È possibile recuperare qualcosa?
«Temo proprio di no: si tratta di transazioni regolari».
Ti risulta che qualche opera sia stata rubata, in particolare durante l'ultima guerra?
«Durante la guerra non so, ma nell'immediato dopoguerra si è persa traccia di almeno due tele che decoravano le pareti laterali della chiesa della Ferruzza».
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