Il dolore
Tassate le compravendite per i terreni agricoli
Spunta un’aliquota del 9% che verrà applicata dall’inizio dell’anno prossimo Le associazioni di categoria: «Si rischia di soffocare un’opportunità per i giovani»
EMPOLI. Nel rimodulare le imposte sulle compravendite di beni immobili, deve essere sfuggito il ruolo che la terra, quella che si coltiva e che produce frutti, sta avendo nell’attuale fase di crisi economica.
L’abolizione di tutte le agevolazioni fiscali e l’applicazione di un’aliquota del 9% sull’acquisto di terreni agricoli dal primo gennaio prossimo rischia di soffocare quella che stava diventando una valvola di sfogo importante per centinaia di giovani anche nel circondario. Il ritorno alla terra, insomma, negli ultimi anni c’era stato: non di massa e non alle stesse condizioni del passato, ma comunque il trend depressivo nel settore sembrava essere stato ribaltato. Agricoltura biologica, agriturismi, ristoranti rurali, piccole coltivazioni in serra. In sostanza, un modo nuovo di approcciarsi ad un comparto fondamentale. E che, seppure in un contesto non privo di difficoltà e problemi (la crisi, legata all’aumento dei costi di produzione e all’abbattimento dei prezzi di vendita, di prodotti portanti per l’Empolese Valdelsa come vino e olio ne è lo specchio più evidente), negli ultimi anni ha rappresentato un alternativa reale. L’emorragia di posti di lavoro nell’industria e nei servizi da una parte e l’impermeabilità occupazionale specie per i giovani under 30 dall’altra hanno funzionato da motori per l’avvio di questo fenomeno. Un fenomeno che, però, a partire dal prossimo anno rischia di subire un colpo durissimo per chi l’alternativa l’aveva colta e sarebbe stato intenzionato a incrementare la propria attività con l’acquisizione di nuovi terreni. «E’ innegabile che negli ultimi anni ci sia stata una riscoperta della terra, in particolar modo da parte di tanti giovani che il mercato del lavoro tradizionale ha tagliato fuori – spiega Sandro Piccini, direttore della Confederazione italiana agricoltori (Cia ) di zona – e questa è una cosa importante, che ha fornito linfa nuova ad un settore da tempo in difficoltà. Rispetto a 10-15 anni fa è caduto il tabù legato all’attività di agricoltore, merito anche di una visione diversa, rinnovata della materia. Tra chi aveva puntato sull’agricoltura c’era magari chi aveva già disponibilità di piccoli appezzamenti e chi invece ha dovuto affrontare già in partenza un investimento per acquistare terreni da coltivare. In ogni caso l’obiettivo per molti era quello di acquisire nuovi spazi e accrescere la propria attività».
La modifica alle imposte di registro, ipotecaria e catastale (applicate su ogni compravendita di terreni agricoli) è inserita in una revisione generale delle aliquote di questo tipo anche per appartamenti e fabbricati, prevista dal decreto Istruzione che è stato approvato pochi giorni fa dal Governo. In sostanza, decade il sistema di sgravi fiscali per l’acquisto di terreni agricoli: fino ad oggi, infatti, c’era un’imposta di registro fissa di 168 euro, una ipotecaria della stessa somma e poi una tassa catastale dell’1% sul valore del bene. Dall’primo gennaio del 2014, invece, l’imposta di registro sarà del 9% sul volume della compravendita, mentre la tassa ipotecaria e quella catastale si fermano a 50 euro. I rincari chiaramente vanno a seconda del volume di affari, ma possono arrivare a diverse migliaia di euro per un singolo acquisto. «Quelle appena abolite erano rimaste le uniche forme di agevolazione per chi decideva di investire sull’agricoltura – continua Piccini – tanto più che per poterne usufruire bisognava dimostrare di svolgere la professione di agricoltore in maniera prevalente e quindi non poteva accedervi chiunque. In questo modo viene messo un freno al futuro di tante piccole aziende agricole in procinto di espandersi. Molte di queste non saranno in grado di sostenere l’incremento di spese e anche quelle che invece andranno avanti, dovranno affrontare una difficoltà in più».
A rendere ancora più inquieti i piccoli agricoltori, peraltro, c’è anche il fatto che contestualmente all’aumento delle aliquote per le compravendite di terreni agricoli, c’è invece un abbassamento (dal 15% al 9%) dell’imposta per i terreni con finalità diverse rispetto alla coltivazione. Dal canto suo, la stessa confederazione a livello nazionale ha espresso una profonda contrarietà nei confronti del provvedimento.
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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