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Processo lumaca, giudice condannata

Processo lumaca, giudice condannata

Sabina Gallini deve rimborsare 6mila euro al Ministero che ha risarcito un cittadino per una causa civile durata nove anni

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EMPOLI. Nove anni per un processo di primo grado «che non presenta situazione oggettive peculiari» sono davvero troppi, anche in un Paese dove i casi di giustizia-lumaca sono all’ordine del giorno. E così l’ex giudice (per quindici anni) del tribunale di Empoli, Sabina Gallini, 54 anni, è stata condannata dalla Corte dei Conti a pagare seimila euro al Ministero della giustizia, che a sua volta era stato costretto a risarcire un cittadino per il protrarsi del procedimento civile.

Il caso. Il processo (quasi) infinito relativo a un risarcimento danni contrattuali inizia il 12 maggio 1997 in pretura di Castelfiorentino. La sentenza di primo grado arriva 3.305 giorni più tardi, il 29 maggio 2006. Davvero troppo per Franco Marucci che, sostenendo di essere stato danneggiato dall’eccessiva durata del processo, presenta “il conto” allo Stato, ricorrendo alla Corte d’Appello di Genova, sottolineando in particolare che dopo vari rinvii la causa era pervenuta all’udienza del 27 settembre 2000, giorno in cui il giudice Gallini si riserva di pronunciarsi sulla richiesta di una consulenza tecnica relativa a una piscina, oggetto del contendere. «Nonostante i ripetuti solleciti – scrive la Corte dei Conti – l’udienza rimaneva senza risposta per cinque anni».

La toppa. Ma quello che riguarda Marucci non è l’unico processo bloccato. Anzi: il tribunale di Empoli (soppresso dieci giorni fa) rischia la paralisi a causa dell’elevato numero di sentenze da depositare. Nel 2005 il Consiglio superiore della magistratura sospende Gallini, che sarà poi reintegrata nel gennaio 2007 a Firenze. E per far riprendere il processo-lumaca designa un magistrato onorario che all’udienza del 19 dicembre 2005, dopo aver preso atto dell’inutilità di una perizia, data la distanza di tempo dall’esecuzione dei lavori, «invita le parti a precisare le conclusioni per l’udienza del 17 febbraio 2006, e il 29 maggio 2006 deposita la sentenza», esattamente dopo nove anni, quando «la giurisprudenza della Corte di Giustizia ha ritenuto ragionevole la durata di quattro anni per un processo di primo grado».

Il risarcimento. Marucci si rivolge quindi alla Corte d’Appello di Genova che gli dà ragione sottolineando che «alcuni dei rinvii accordati sono stati effettivamente causati dalle richieste delle parti, «ma si può affermare che la lunghezza del processo è principalmente ascrivibile a ritardi cagionati dai tempi troppo lunghi intercorrenti tra la fissazione di un'udienza e quella successiva, ed alla stasi della stessa per cinque anni imputabile all'ufficio giudicante». Il 12 luglio 2007 il Ministero liquida 6.156,94 euro (compresi interessi e spese legali) a Franco Marucci come risarcimento, riconoscendo la violazione dell’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo («ogni persona ha diritto ad un’equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole»).

La rivalsa. Nel 2011 la Procura regionale avvia il procedimento contro Gallini (ora giudice del tribunale di Firenze), poi condannata dalla sezione giurisdizionale della Regione Toscana della Corte dei Conti per danno erariale. Gallini non ha neanche presentato memorie scritte né ha chiesto di avvalersi della facoltà di essere sentita personalmente.

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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