Gioco
Amianto nelle vetrerie battaglie legali con l’Inps per avere i benefici
Rossano Rossi: «Sul nostro tavolo tante sono le richieste respinte» Alcuni casi arrivano fino alla Cassazione, scatta il censimento
EMPOLI
In migliaia hanno lavorato (chi per anni e chi per una vita) nelle vetrerie empolesi, con una quotidiana esposizione all’amianto. Ma ora alcuni di loro non si vedono riconoscere i benefici pensionistici. Spesso lo scontro tra ex lavoratore e Inps sfocia in una battaglia giudiziaria che arriva fino alla Cassazione. E alcune di queste sono tuttora in corsa. La Cgil ha deciso di fare luce sulla vicenda, attraverso una mappatura completa di tutti i casi che riguardano l’Empolese Valdelsa, come ha rivelato il segretario Rossano Rossi nell’ambito dell’iniziativa sulla sicurezza nelle scuole e nei luoghi di lavoro, andata in scena ieri mattina al Palazzo delle Esposizioni di Empoli, con la regia del sindacato.
«Abbiamo sul tavolo una serie di contestazioni da parte dell’Inps che riguardano ex dipendenti delle vetrerie, che erano esposti all’amianto. Faremo un quadro puntuale di tutte le situazioni aperte, perché abbiamo l’impressione che ci sia la volontà di ridurre l’erogazione dei benefici».
Ma la materia è troppo delicata per sparare numeri che finirebbero per creare allarmismi. Meglio prima avere un quadro dettagliato, per poi decidere la strategia.
Il quadro normativo è piuttosto complicato e ogni caso va valutato singolarmente. Compito che spetta all’Inail, che deve valutare se ci sono i requisiti per la concessione dei benefici previdenziali. Ogni lavoratore interessato può richiedere il rilascio dell’attestazione dei periodi di esposizione professionale.
La domanda deve essere corredata da curriculum con la descrizione delle mansioni. Quindi Inail rilascia o meno la certificazione a seguito di un’istruttoria tecnica. In caso di diniego si può proporre ricorso amministrativo alla sede Inps di Empoli, entro sessanta giorni dalla ricezione della nota di rigetto. Se l’ente previdenziale conferma la propria decisione, è possibile proporre ricorso al giudice del lavoro, per ottenere il riconoscimento dei benefici contributivi per i periodi di lavoro prestati e la relativa condanna nei confronti dell’Inps alla rivalutazione della prestazione pensionistica. Ed è a questo punto che si innesca – molto spesso – un meccanismo fatto di ricorsi e controricorsi che dilatano i tempi. Perché se il giudice di primo grado – tanto per fare un esempio – dà ragione al lavoratore (o ai lavoratori, perché spesso gli ex colleghi si uniscono per portare avanti le battaglie giudiziarie), l’Inps presenta automaticamente appello.
E se viene accolto l’Istituto di previdenza procede immediatamente al conteggio delle somme elargite nel corso degli anni per l’esposizione all’amianto e richiede indietro i soldi (anche se può essere seguita la strada della rateizzazione). Molto spesso la parola fine arriva soltanto con la pronuncia della Cassazione. L’oggetto del contendere non è soltanto la valutazione dell’effettiva esposizione all’amianto nell’ambiente lavorativo, ma anche la tempistica della presentazione delle richieste, spesso sul filo della prescrizione.
Per quanto riguarda l’Empolese Valdelsa molte sentenze sono già passate in giudicato, ma ci sono ancora una serie di “partite” aperte, che la Cgil – attraverso il patronato Inca che segue le vicende in prima linea – vuole censire.
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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