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Empoli

«Necessarie forze giovani» Ecco il saluto di don Viola

di Tommaso Rigoli
«Necessarie forze giovani» Ecco il saluto di don Viola

Messa in San Francesco per l’addio alla parrocchia che ha diretto per 30 anni «Ora vado in una piccola comunità perché nella chiesa non ci vuole carrierismo»

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CASTELFIORENTINO. «La comunità di Santa Verdiana ha bisogno di forze giovani che sappiano affrontare con energia una realtà che cambia velocemente. E quando mi è stato prospettato questo cambiamento, ho desiderato che il vescovo mi desse una piccola comunità, per dare un segno forte a me e agli altri. Da un centro importante della nostra diocesi a uno piccolo, marginale». Si riassume con queste parole la partenza di don Marco Viola dalla parrocchia di Santa Verdiana, dove ha svolto servizio pastorale per trent’anni, di cui 24 da parroco.

Un evento che ha emozionato particolarmente la comunità castellana. Ieri, nella Chiesa di San Francesco, ha avuto luogo l’ultima messa ufficiale del parroco, che ha così salutato i fedeli, pur «non volendo aggiungere niente in più alla lettera che ho lasciato a tutti voi». Una lettera aperta alla comunità in cui il sacerdote ripercorre alcuni dei momenti più intensi del suo servizio, in cui ringrazia tutte le persone che lo hanno aiutato in questo lungo cammino di fede e di vita. Don Marco giunse a Castelfiorentino nel 1983, da curato: proviene dalla carica di vice rettore del Seminario Maggiore di Firenze. Nel 1989 divenne parroco, prendendo il posto di don Giuliano Nencioni: come ammette egli stesso «non scelsi io di succedere al caro don Giuliano, anzi, so di aver accettato l’obbedienza con timore e tremore. E questo mi ha fatto star bene». In questi lunghi anni in cui è stato a capo della parrocchia di Santa Verdiana, don Marco si è occupato di molti aspetti della vita comunitaria: dal servizio pastorale, fino alle grandi opere di restauro di chiese e altri edifici. Tuttavia egli stesso ammette che «fare bilanci è, almeno per il momento, un’operazione parziale. Ho scritto una lettera alle famiglie in cui esprimo gratitudine: questi trent’anni sono stati ricchi, importanti, anche di grandi cambiamenti. Viviamo in una società che cambia velocemente, non possiamo rimanere bloccati in una visione nostalgica del passato: dobbiamo rimetterci continuamente in gioco. Me ne vado con gratitudine per persone incontrate e che mi hanno voluto bene e collaborato alla crescita del paese e della comunità».

Nella sua lettera, don Marco parla di una partenza rimandata, in accordo col vescovo, per definire alcune questioni da non far gravare sul suo successore. «La chiesa non deve cristallizzare le sue posizioni, ma essere disposta al cambiamento - ha detto don Viola - Sono arrivato a un’età in cui questo è ancora possibile per me, rimandando ancora sarebbe stato sempre più difficile. Questo passo è stato un po’ ritardato per i tanti lavori iniziati, e alcuni, non compiuti». Quali? «Le grandi opere di restauro della nostra comunità: inizialmente la casa di riposo Ciapetti, che ancora oggi ospita i nostri anziani. Successivamente, il restauro del Santuario di Santa Verdiana e la creazione del Museo adiacente. Poi abbiamo dato vita alla Casa famiglia parrocchiale, che ospita minori in difficoltà. Infine, gli ultimi lavori sono stati il restauro della pieve nella parte alta del paese, dove è stata ricreata una nuova casa di riposo, e quello della chiesa di San Francesco con l’acquisto dei locali adiacenti per costituire la sede della Caritas comunitaria e i luoghi di formazione dei giovani, progetti, questi, che purtroppo, sono ancora incompiuti».

Don Marco si sposta in una parrocchia molto piccola della Diocesi di Firenze: quella di Santa Maria a Carraia. Chi si aspettava un incarico importante rimarrà deluso: «Quando ho rimesso la mia disponibilità nella mani del vescovo, ho domandato se fosse stato possibile spostarmi in una comunità piccola. Il vescovo ha accettato questa mia richiesta. Ho riflettuto anche sulla decisione di Papa Benedetto XVI e sulle parole di Papa Francesco: la cosa peggiore che ci può essere nella chiesa è il carrierismo. L’importanza di un sacerdote non è data dal posto che occupa, ma da come egli è. Io ho voluto dare un segno, a me stesso e agli altri: andrò in una piccola parrocchia dove non c’è nessuno che conosco». E conclude: «Parto con un po’ di tristezza per la realtà e le persone che lascio, ma sicuramente con gioia per l’avvenire e con fiducia nel Signore». Il suo successore è don Alessandro Lombardi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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