Finanza
Poesia per la ferrovia inesistente
È attribuita al Banchi di Sant'Amato, ritrovata da Nicola Baronti
VINCI. Dopo aver narrato la storia della ferrovia Bologna-Empoli, che per una picca del notabilato fiorentino, divenne Bologna-Firenze, e dopo aver fatto cenno al lungo traforo progettato sotto il Montalbano, che avrebbe consegnato una stazione anche a Vinci, in particolare a Vitolini, ultima fermata del treno prima di gettarsi nella piana empolese, ecco un acuto inciso poetico, uno fra i tanti nati nel momento in cui nel Vinciano ci si rese conto che la ferrovia sarebbe rimasta sulla carta, visto oltretutto che il santo in paradiso di queste parti (il già ministro dell'economia di Mussolini, Alessandro Martelli, senatore del Regno) era morto prematuramente.
La poesia, intitolata appunto la Ferrovia, di cui presentiamo un estratto, segnalataci dall'opera meritoria di Nicola Baronti e attribuita al Banchi di Sant'Amato, è senz'altro un diverso e divertente modo di raccontare, smontandola ma non troppo, la storia ufficiale: «Di Vinci passerà la ferrovia, / di S. Amato la funicolare, / di Porciano una grossa tramvia, / per Vitolini un treno circolare. / I gran maestri della poesia / potranno senza soldi viaggiare: / è uscita fuori una disposizione / che per costoro paga Pantalone !». Comincia lo spassoso viaggio e «A un tratto suonò una campana / che chiamò gli impiegati alla stazione / il segnale venìa di Sovigliana / che avean perso mezzora a Montaione! / Nel mezzo della linea empoletana / avean ucciso un becco ed un montone / e ad un tratto … un urlaccio, un fischio acuto / mi fecero cascà mezzo svenuto!». (p.s.)
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