Italia
La paura corre lungo il canale Usciana
Nonostante maleodoranze, chiazze e morie di pesci tante famiglie utilizzano l’acqua a fini agricoli
FUCECCHIO. Non c’è traccia di stupore nelle parole di chi vive a pochi passi dall’Usciana. Preoccupazione, quella sì, ma nessuna sorpresa per i presunti sversamenti, da anni, di reflui non completamente trattati. Eppure, se i fatti risultassero confermati, c’è da chiedersi quale sia la portata del danno ambientale per l’Usciana e per il suo ecosistema, nonché per le falde e i terreni circostanti, molto spesso irrigati con gli attingimenti d’acqua dal canale.
Dalle indagini risultano 5 milioni di metri cubi di liquami, dal 2006 a oggi, non depurati o trattati solo in parte. Si torna così a parlare delle condizioni ambientali del canale, delle chiazze in superficie che diversi cittadini raccontano di aver segnalato negli anni. E poi l’incredibile moria di pesci nell’agosto 2012 tra Castelfranco e Ponticelli, che insieme a costi per i reagenti troppo bassi avevano insospettito la Finanza dando il via alle indagini. All’epoca, dopo una serie di segnalazioni che avevano sollevato il sospetto di possibili sversamenti, l’Arpat aveva individuato la causa principale nell’elevata siccità. Ad oggi la correlazione tra quella distesa di carcasse e l’indagine in corso è tutta da dimostrare, ma gli interrogativi e le preoccupazioni non mancano. «Un paio di volte nell’ultimo anno abbiamo segnalato la presenza di chiazze oleose in superficie – dice Daniele Costagli, residente in via Piè di Monte, a Castelfranco, a pochi passi dal canale –. Un anno fa erano state riscontrate anche maleodoranze in prossimità dei ponti. Non a caso l’Arpat ha considerato questa zona come meritevole di particolare attenzione. Ci sono tante famiglie qui che utilizzano l’acqua di Usciana a fini agricoli». Si dice preoccupato Michele Calò, proprietario di un terreno a ridosso dell’argine del canale: «Perché dopo tutti questi anni certe sostanze ormai sono state assorbite nel terreno anche per centinaia di metri di profondità».
«Da alcuni anni il fiume è cambiato – racconta Raffaele Marra –. Si vedono pesci abituati a stare sul fondale che invece restano in superficie in cerca d’ossigeno». E c’è anche chi non si fida più a coltivare quei terreni, come Giovanni Policano: «Ci sono giorni in cui l’acqua è rossa e puzzolente. Ma il problema non è solo l’Usciana: in questi terreni gli ortaggi non crescono più come una volta. Tutta la fascia da Fucecchio a Ponticelli è così. Ci sono contadini che lavorano ancora la terra, ma qui l’agricoltura sta morendo. Anche i tumori non fanno più notizia: c’è un caso in ogni famiglia, e secondo me è colpa di quello che mangiamo».
Giacomo Pelfer
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
