Il Tirreno

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Depuratore, rabbia dei conciatori «Distrutto un fiore all’occhiello»

di Francesco Turchi
Depuratore, rabbia dei conciatori «Distrutto un fiore all’occhiello»

Giovanni Catastini (presidente fino al 2006) sullo scandalo che ha travolto l’impianto fucecchiese «Ci abbiamo rimesso tanti soldi e ora c’è da fare i conti con il danno d’immagine per l’intero settore»

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FUCECCHIO. «Era il nostro gioiello. Il fiore all’occhiello. Un’eccellenza a livello regionale. L’hanno distrutto e noi ci abbiamo rimesso tanti soldi». Giovanni Catastini è stato presidente per tre lustri del Consorzio conciatori di Ponte a Cappiano, prima di cedere il timone, all’inizio del 2006, a Massimo Banti finito nei guai insieme all’ex direttore generale Claudio Botrini, al responsabile della manutenzione Guido Morelli e al capo impianto Marco Bocelli. Secondo la guardia di finanza avrebbero taroccato le analisi, riversando milioni di metri cubi di liquami e scarti industriali nell’Usciana e quindi nell’Arno, realizzando profitti illeciti per 18milioni di euro. A seguito di questo terremoto gli scarichi delle concerie sono stati dirottati nell’impianto di Santa Croce sull’Arno e quello di Ponte a Cappiano (di proprietà del Comune di Fucecchio e gestito dal Consorzio) trasformato in una “stazione di transito”.

Quella di Catastini, titolare della conceria Dallas, è la voce dell’imprenditoria sconvolta dall’operazione della Finanza: «Parlare di questa storia è per me una sofferenza». Proprio sotto la sua gestione il depuratore ottenne l’autorizzazione a trattare anche gli scarichi esterni, trasformati – secondo la procura – in una fonte di maxi-guadagni (per un totale di 14 milioni di euro in sei anni), attraverso un sistema di analisi falsificate: «Se i liquami che arrivavano a Ponte a Cappiano erano conformi li accettavamo, altrimenti no. E basta. Poi però – sempre se quello che emerso dalle indagini venisse confermato – alcune persone hanno avuto appetiti diversi».

Ma la “truffa ambientale” esplosa in questi giorni ha gettato un’ombra su tutto il settore conciario: «E questa è la beffa – conferma Catastini –. In tutti questi anni abbiamo speso un sacco di soldi nella depurazione. Eravamo riusciti a costruire un gioiello, che ora non abbiamo più. Ma noi imprenditori in questi anni abbiamo continuato a pagare regolarmente la depurazione» anche se – secondo le fiamme gialle – il 70% dei liquami finiva direttamente nell’Usciana senza essere sottoposto al trattamento fisico-chimico.

La ferita è profonda: «Per anni abbiamo pagato tanti soldi per la depurazione: non è che ce la regalano, anzi. E ora siamo alle prese con un enorme danno di immagine per tutto il settore conciario e per le nostre aziende». Senza dimenticare l’incognita dei beni (terreni, immobili e conti correnti) che al momento sono sotto sequestro: «Tutto questo mi ha demoralizzato e meravigliato». E la mente fa un altro volo nel passato: «Quando ero presidente venne in visita al depuratore Matteo Renzi, che allora guidava la Provincia di Firenze. Ero orgoglioso – conclude Giovanni Catastini – di mostrargli il funzionamento di un impianto all’avanguardia, che oggi invece è ridotto in questo stato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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