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Empoli

Arpat ingannata col campionatore

Arpat ingannata col campionatore

Il contenitore per i controlli manomesso con l’introduzione di acqua “pulita”

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FUCECCHIO. I controlli di Arpat erano a sorpresa e venivano fatti in media ogni 20 giorni. I tecnici si presentavano al depuratore, aprivano il campionatore, una contenitore alto poco più di un metro sistemato al termine dell’impianto, e ci applicavano i sigilli. Poi tornavano dopo 24 ore, per dare tempo alle acque di depositarcisi dentro. In realtà quello che veniva raccolto erano liquami non trattati, che però, secondo gli investigatori, venivano sostituiti con acqua pulita dai dipendenti del consorzio appena prima del ritorno dei supervisori. Avevano escogitato, sempre secondo le fiamme gialle, un sistema per manomettere il campionatore. Con l’aiuto di un semplice cacciavite lo avrebbero aperto sollevando un coperchio nella parte superiore, lo svuotavano dei materiali inquinanti e poi sostituivano i campioni senza toccare i sigilli. Richiudevano ed era fatta. Così tutto era apparentemente in regola. Tutte le operazioni sarebbero avvenute dietro preciso ordine del direttore generale tecnico Claudio Brotini. Le acque pulite e pretrattate erano fornite dal laboratorio di analisi interno al depuratore. Nel corso delle indagini, le fiamme gialle hanno sistemato delle telecamere all’esterno del muro perimetrale del consorzio, che hanno immortalato i dipendenti mentre erano intenti a sostituire i liquidi nel campionario. Nell’ottobre del 2012 però il personale si è accorto degli occhi elettronici. Di conseguenza, la dirigenza del consorzio sarebbe corsa ai ripari per stabilire una parvenza di legalità, modificando la ripartizione del volume di scarico delle acque in modo che tutti i liquami fossero effettivamente sottoposti al processo chimico fisico di depurazione. Subito scattarono le perquisizioni della finanza, per scongiurare il rischio di inquinamento delle prove.

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