Sicurezza
Il gruppo giovanile della Filarmonica Verdi prevalse sulla polemica
Nato per rilanciare la Banda fu contestato da Lorenzini che era legato alle tradizioni tenute in vita da Taddei
EMPOLI. Nel settembre del 1979 moriva, all'età di 94 anni, il commendator Arturo Taddei, noto industriale nonché storico presidente della Filarmonica "Giuseppe Verdi" di Empoli. Con lui se ne andava per sempre una parte della gloriosa vita del sodalizio bandistico, e se ne andava un'epoca, quella in cui la banda era il fiore all'occhiello del paese, quell'epoca in cui ricoprire la carica di presidente era un prestigio, un lustro, un onore riservato veramente ai pochi.
E il commendatore amava la sua filarmonica, l'aveva vista nascere, l'aveva aiutata a crescere, l'aveva gelosamente custodita come un gioiello di famiglia. In realtà il boom economico, i jukebox, le canzonette e la musica americana avevano gradualmente allontanato il giovane pubblico; nuove possibilità di svago erano allettanti alternative alla domenicale esecuzione della filarmonica per le vie e le piazze del paese; "modernità" e "tradizione" stavano combattendo strenuamente un impari duello a suon di musica. I nuovi umori erano certamente percepiti all'interno del gruppo bandistico, tanto che, verso la metà degli anni Settanta, un musicante della vecchia guardia, il capobanda Giovanni Brotini, allo scopo di rinverdire le fila della formazione propose e promosse la creazione di un "Gruppo giovanile della Filarmonica".
Nacque così il gruppo dei tamburini e delle majorettes. Nell'operazione, Brotini si avvalse della collaborazione del maestro Paride Lorenzini e riuscì a formare un nutrito insieme di giovani da affiancare ai "vecchi" musicanti. In questo modo si avvicinarono alla musica tanti personaggi oggi noti nel mondo del lavoro e delle professioni, fra gli altri, i giovanissimi Stefano Pannocchi, Nicola Di Cuio e Marianna Gorpia, Michele Billeri e Leonardo Allegri. Di lì a poco, oltre che seguire i musicanti nei cortei, il "Gruppo strumentale giovanile" diretto dal Brotini, fu in grado di eseguire un vasto repertorio di musica leggera e canzonette, più vicino alle nuove esigenze e ai nuovi gusti musicali. Ma la "tradizione" non accettava così facilmente la sconfitta e il 20 settembre 1976 il Lorenzini scrive una lettera al commendatore, ponendo le sue condizioni per riprendere in maniera stabile la direzione della scuola di musica, così come gli aveva chiesto Taddei. Il maestro con tono risoluto, prospetta la possibilità di tornare alla direzione del complesso solo a determinate condizioni: «Per prima cosa la scuola dovrà dipendere dal Maestro. Poi, il gruppo strumentale potrà suonare, sì, musica che piace a loro, ma, soprattutto quella che dovrà poi eseguire nel Corpo Bandistico. Infine, il Gruppo giovanile potrà essere impiegato anche per piccoli servizi non impegnativi, ma deve essere il Maestro a decidere se andare lui o incaricare il Capobanda od altro elemento da lui ritenuto idoneo». «Il "Gruppo giovanile" - continuava Lorenzini - non era stato creato per fare delle inutili passeggiate immettendoci elementi anziani appartenenti al vecchio complesso bandistico ed elementi presi da bande di fuori, ma venne creato per fare nuovi allievi e completare, nel corso di qualche anno, l'organico dell'esistente complesso bandistico cittadino».
Il maestro inoltre non vedeva di buon occhio il repertorio eseguito dai ragazzi, quelle "orecchiabili marcette" che avrebbero viziato i giovani musicisti e avrebbero fatto dimenticare loro quel poco che da lui avevano imparato. Ma ciò che il Lorenzini gettava vigorosamente dalla finestra, stava entrando a testa alta dalla porta, anzi dal portone. Soltanto i giovani - e di questo Brotini era fermamente convinto - avrebbero potuto salvare le sorti della banda e si doveva fare tutto il possibile affinché proprio loro potessero agire con libertà. Ormai il progresso era inarrestabile, e il vento del cambiamento era entrato anche nelle stanze della banda. I passi del "vecchio" capobanda furono seguiti dal nuovo presidente, Guido Parri. Il 16 maggio del 1981 presso la saletta del Palazzo delle Esposizioni ebbe luogo l'assemblea generale dei soci della Filarmonica, durante la quale il presidente Parri colse l'occasione per presentarsi ai membri dell'associazione. Lo fece da par suo con un discorso memorabile. Fu una svolta.
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