Il Tirreno

Empoli

La tratta Empoli-Prato fu bloccata da Firenze durante il fascismo

di Paolo Santini

La città ebbe paura di perdere d’importanza rispetto alla valle Nel progetto c’era una galleria sotto il Montalbano di 5 chilometri

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EMPOLI. «Per iniziativa del podestà Dino Masi e del segretario del fascio di combattimento Fernando Codeluppi avrà luogo stasera al teatro filodrammatici una interessante conferenza di Tomaso Fracassini sul tema "Perché è utile la Prato-Empoli"». Si leggeva questo, sulle colonne del nostro giornale, che all'epoca si chiamava "Il Telegrafo", nel numero del 5 maggio del 1934.

«Tomaso Fracassini, nativo di Empoli, non ha certo bisogno di una particolare presentazione, essendo noto a tutti il suo valore di studioso e di scrittore, colto ed elegante. La sala dei filodrammatici sarà certo stasera gremita in ogni ordine di posti». E le attese non andranno deluse. Infatti, sempre sul Telegrafo, qualche giorno dopo si leggeva, in un articolo dal titolo “Per la ferrovia Prato-Empoli”: «Nell'ultimo numero di rivista "Trasporti e Lavori pubblici" sotto il titolo "Interessi ferroviari toscani" è comparso un articolo sulla Prato-Empoli, compilato dal nostro concittadino dott. Tomaso Fracassini per incarico del comitato pratese pro costituenda ferrovia. Inutile dirlo: l'articolo, che è una riassuntiva valorizzazione del progetto dell'ing. Plutarco Bardazzi, appare molto opportuno in questo momento in cui già si parla di risolvere l'importante problema "con diversivi di tracciato", i quali - a volere essere sinceri - deludono appieno le giuste aspirazioni di Empoli, non affatto indifferente di fronte a problemi che toccano così da vicino i suoi vitali interessi. Sta di fatto che nella nostra città esistono da tempo caldi fautori dell'attuazione della linea Prato-Empoli: tanto che, or non è molto, ad iniziativa del Podestà Dino Masi e del segretario politico del Fascio Fernando Codeluppi, mediante accordi con il comitato pratese pro-Direttissima, venne tra noi tenuta in proposito una riuscitissima conferenza. Non bisogna dimenticare l'ubicazione felicissima della nostra città, fiorente centro d'industrie e commerci, a cui convergono le più importanti arterie di Toscana: ubicazione che fa Empoli degna d'essere il più logico punto d'innesto fra Direttissima e Firenze-Livorno. Il progetto Bardazzi illustra esaurientemente la ragione d'una Prato-Empoli nei confronti d'una Bologna-Porto di Livorno, tanto negli interessi locali che regionali, ma soprattutto negli interessi nazionali. Un rabberciato raccordo fra Direttissima e Leopolda Firenze-Livorno svaluterebbe quella titanica impresa ferroviaria di capitale importanza che si chiama "Direttissima" Bologna-Firenze! Se non si fa la Prato-Empoli meglio non far nulla. Un raccordo a carattere tramviario non risolve nulla: spesa sprecata, non illudiamoci».

In realtà la "Direttissima" Bologna-Firenze, tracciato arditissimo alternativo all'ormai superata Porrettana, con un tracciato a doppio binario e trazione elettrica, 31 gallerie, che da sole costituiscono il 37% del percorso, e numerosi viadotti, la cui costruzione era iniziata nel 1913, il 22 aprile del 1934 era stata aperta al traffico. Il tempo di percorrenza tra Bologna e Firenze, che dalle 5 ore del 1864 si era ridotto a 3 ore nel primo dopoguerra e nel 1927 con l'elettrificazione della Porrettana a 2 ore e 30 minuti, con la nuova linea direttissima si dimezzava di colpo scendendo a un'ora e 15 minuti. Tutto vero, ma il collegamento con la linea per Livorno mancava, e l'unico progetto fattibile era proprio quello dell'ingegner Bardazzi, con una linea fra Prato ed Empoli diretto e logico proseguimento della "Direttissima" proveniente da Bologna e con una galleria sotto il Montalbano di oltre 5 chilometri. Fino a pochi anni prima, si era mantenuto in vita anche il progetto ottocentesco di ferrovia Empoli-Pistoia. Purtroppo, non se ne fece nulla, per vari motivi, principalmente di carattere economico; ma ancora una volta giocarono un ruolo determinante contro questa magnifica opera le resistenze fiorentine, che temevano (ragionevolmente) una perdita di importanza della città gigliata a favore di Empoli e dintorni. Pensiamo anche solo per un attimo cosa avrebbe voluto dire per Empoli e per tutto il medio Valdarno a valle di Firenze in termini di sviluppo economico la realizzazione di questo troncone ferroviario.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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