Gioco
Ma senza Sergio c’è tanta tristezza
Bandiere listate a lutto per l’addio a Brotini, il “padre” del Cerro
CERRETO GUIDI. L'intero paese di Cerreto Guidi ha salutato ieri pomeriggio Sergio Brotini, stringendo in un abbraccio la moglie Chiara ed i figli Francesca e Francesco. In prima fila lo stendardo della Pro Loco, a rappresentare l'anima del paese per la quale Sergio aveva dato tanto, il Palio del Cerro e tutte le iniziative collaterali, ma anche il carnevale. Accanto, lo stendardo della Federazione Italiana Giuochi Storici, che il segretario Giuseppe Barolo ha fortemente voluto a Cerreto per rendere omaggio a Brotini.
Dietro, la contrada di Porta al Palagio, con tamburi e bandiere che per una volta non hanno sventolato. Anche le guardie armate del Palagio, all'uscita dalla chiesa, hanno presentato le armi a Sergio Brotini, a significare che senza di lui, che oggi se n'è andato, tutto questo a Cerreto non ci sarebbe stato. Altre tre bandiere erano listate a lutto, quelle di porta Santa Maria al Pozzolo, porta Caracosta e porta Fiorentina. Era stato Sergio Brotini, insieme a Bruno Fiumi e a pochi altri, in una lontana estate del 1969, a decidere i loro nomi ed i loro colori, per le contrade è stato quasi salutare un padre. Erano presenti al corteo funebre anche gli amministratori della città di Canelli, presenti a Cerreto per il palio, città con la quale Brotini per primo intrattenne rapporti legati ai rispettivi giochi storici.
Anche Luciano Artusi, direttore del calcio storico fiorentino, è venuto a Cerreto a salutare l'ultimo viaggio di Sergio Brotini. Presenti gli amici del lavoro. «La prima volta che siamo stati insieme al giro d'Italia - ricordano Nicola, Mario e Littorio - era il 1980, sullo Stelvio. Apparecchiammo come per un pic-nic, addirittura coi carciofi a pinzimonio, ma accanto avevamo muri di neve: ci guardavano tutti». Il ciclismo, ma anche il calcio. «Sergio Brotini era sempre presente - ricordano Daniele Borgioli e Vincenzo Amendola, giocatori della gloriosa Cerretese della fine degli anni '70, quella che rinunciò alla C1, - aspettavamo il giorno dopo la partita di poter leggere i suoi resoconti. Spesso, grazie ad i suoi articoli ,la squadra riusciva ad avere un notevole risalto». Don Donato Agostinelli, che ha officiato la messa, ha ricordato anche il Sergio Brotini degli ultimi tempi, con qualche acciacco fisico dovuto alla malattia, ma sempre in vena di scherzi e battute. «Quando mi sentiva passare a piedi si faceva dire chi ero, mi chiamava e mi chiedeva conto delle giornate in bicicletta, la sua grande passione». (s.b.)
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