Toscana
«Acqua del rubinetto? Non è potabile». Lo pensa il 15% degli studenti
Indagine dell’Asl 11 su un campione di 1.200 tra bambini e ragazzi: uno su due la giudica “non gradevole”. Tutti i risultati
Falsi miti e convinzioni sbagliate resistono ancora su un prodotto di uso quotidiano quale l’acqua potabile. Lo hanno evidenziato i risultati di due indagini condotte dal gruppo di lavoro coordinato dal dottor Alberto Silva dell’Educazione alla salute del Dipartimento prevenzione dell’Asl 11, nell’ambito degli interventi educativi sull’acqua svolti nel 2012 negli istituti scolastici del territorio, in attuazione dei progetti Unesco per lo sviluppo sostenibile.
La prima indagine ha coinvolto un campione di 1.200 studenti in età dai 6 ai 18-19 anni. “L’acqua che bevo a casa e a scuola”, questo il titolo dell’indagine, ha rilevato informazioni sulla tipologia e sulla qualità dell’acqua che viene bevuta in questi ambienti di vita e di lavoro. I partecipanti hanno descritto la loro percezione dell’acqua anche attraverso una valutazione del gradimento espressa con un voto da 0 a 10.
La seconda indagine “Assaggia l’acqua” ha preso in considerazione la percezione della qualità dell’acqua attribuendole un voto dopo l’assaggio diretto di due acque di natura ignota, un’acqua di rete pubblica e un’acqua minerale. I due tipi di acque, la cui identità non era nota agli studenti, sono stati fatti assaggiare e valutare ad un campione di 900 ragazzi dai 6 ai 19 anni.
Tra i dati salienti si rileva che il 15% degli intervistati pensa addirittura che l’acqua di rete non sia potabile (e ciò non è assolutamente vero) ed il 43% giudica comunque l’acqua di rete pubblica “non gradevole”.
La valutazione più elevata viene attribuita all’acqua minerale naturale ed alle bibite zuccherate, con un valore medio di 8,5. L’acqua di rete (quella del rubinetto) viene valutata con un 6, con differenze statisticamente significative. Curiosamente l’acqua minerale gasata, invece, non è molto gradita e ha fatto rilevare lo stesso valore dell’acqua della rete (6). Il gradimento dell’acqua di rete pubblica scende all’aumentare dell’età dei ragazzi. Se tra gli studenti delle Elementari, in un periodo della loro vita in cui il contatto con l’acqua di rete è più forte, il voto medio è 7 (in molte scuole primarie, infatti, viene offerta l’acqua in brocca della rete pubblica), già alla Secondaria di primo grado il valore scende sotto la sufficienza (5,9) e lo stesso vale per le Secondarie di secondo grado dove il voto si abbassa ancor di più.
In seguito all’assaggio da parte degli studenti delle due acque ignote non si sono rilevate differenze significative nelle valutazioni attribuite: i valori medi calcolati sono stati 6,6 per l’acqua di rete e 7,0 per la minerale.
Nella valutazione delle acque effettuata “senza assaggio” la differenza di votazione attribuita era di 2,5 decimi (8,5 della minerale contro 6 dell’acqua pubblica). Nella valutazione effettuata tramite “assaggio diretto”, invece, la differenza si è ridotta a 0,4 decimi. I ragazzi, quindi, non sono stati in grado di distinguere l’acqua minerale da quella di rete. Il voto sul gradimento dell’acqua è risultato essere molto influenzato dal contenitore o comunque dalla provenienza dichiarata.
E’ probabile, come si ritrova anche in letteratura, che la marca dell’acqua e la confezione (la bottiglia) giochino un ruolo rilevante nella percezione della qualità e del gusto, indipendentemente dal reale sapore.
Per formulare un giudizio corretto è importante essere a conoscenza di alcune informazioni basilari.
«L’acqua in bottiglia – spiega l’Asl 11 – costa 2.000 volte di più di quella della rete idrica. Per produrre una confezione da 25 bottiglie da 1,5 litri (37,5 litri da bere) occorrono 2 kg di petrolio, 17 litri d’acqua e 6,5 litri di gasolio (un’acqua minerale percorre su strada una media di circa 1.000 km per essere consegnata al punto vendita). Vanno calcolati, inoltre, i costi per andare ad acquistare l’acqua al supermercato (una famiglia di 4 persone spende per l’acquisto da 320 a 720 euro l’anno e consuma, in media, 32 litri di combustibile), quelli degli imballaggi e del loro smaltimento. Vengono poi spesi oltre 300 milioni di euro in pubblicità. La colla per attaccare l’etichetta costa più dell’acqua contenuta nella bottiglia. Il costo dell’acqua, infatti, rappresenta lo 0,6% del prodotto ed il resto è costituito dai costi per pubblicità, trasporti, contenitori, imballaggi, materie prime, energia .L’acqua proveniente dalla rete pubblica contiene generalmente più calcio di quella minerale. Purtroppo, molti ritengono che il calcio, che danneggia senz’altro gli elettrodomestici ed incrosta le tubazioni ove si deposita come carbonato, non fa bene alla salute. In realtà le acque potabili con elevate quantità di Ca (simbolo chimico del calcio) vanno ad arricchire la composizione salina dell’apparato scheletrico, quindi, è sbagliato pensare che i sali contenuti nell’acqua del rubinetto siano difficili da smaltire per l’organismo. Occorrerebbe, invece, considerare quanto calcio viene sottratto alle ossa non bevendola».
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