Finanza
«Cercasi imprenditore per evitare il fallimento»
La pelletteria cessa l’attività, scatta la cassa integrazione per i 26 lavoratori «Situazione frutto di scelte sbagliate, i nostri prodotti di qualità hanno mercato»
FUCECCHIO. La pelletteria Zerotwonine (ex Marianelli) di Fucecchio cessa l'attività dopo un estenuante annata all'insegna delle proteste e dei disagi arrecati ai suoi lavoratori. Ben 26 persone infatti sono rimasti senza un lavoro dopo che per quattro mesi non hanno percepito lo stipendio. E si presume che dovranno aspettare dai sei agli otto mesi per ricevere il sostentamento dalla cassa d'integrazione straordinaria.
La cessazione dell'attività, a quanto dicono i dirigenti, è avvenuta in seguito al ritiro della licenza di una prestigiosa firma della moda (Calvin Klein), che aveva come unico fornitore proprio l'azienda di via Masani. Secondo lavoratori e Cgil, però, la chiusura dell’azienda è conseguenza anche di una strategia sbagliata dei dirigenti. «Continuavano a dirci che l'azienda stava andando bene, e che anzi a partire da aprile c'era stata una notevole ripresa economica – dice Eva Giordano, della rappresentanza sindacale aziendale – a quanto pare, però, le parole che ci hanno detto non erano vere e adesso ne stiamo pagando le conseguenze».
Nel mirino dei lavoratori ci sono le modalità di gestione dell’azienda da parte dei proprietari, soprattutto negli ultimi due anni: «Troppo spesso in Italia le ditte vengono gestite da finti imprenditori – commenta Silvia Mozzorecchi di Filctem Cgil – ed è assolutamente disdicevole vedere la cessazione di un'attività a causa di un'organizzazione interna non adeguata, specialmente considerando il fatto che il settore della pelletteria risente della crisi meno di altri settori». L'esigenza di un imprenditore preparato che si prenda carico della Zerotwonine e ristabilisca l'alto livello dei prodotti che il personale qualificato è in grado di immettere sul mercato, è la prerogativa espressa sia dai lavoratori che dalla Filtcem Cgil. Gli sforzi sostenuti dai dipendenti in questi anni, ad oggi non hanno dato loro ricompensa. «È ormai da un anno che l'azienda non ci fornisce più alcuna risposta – commenta sempre Eva Giordano – e la richiesta che abbiamo espresso noi di avere un organigramma aziendale non è mai stata ascoltata». L’auspicio è di ripartire con un progetto strutturato. Ma intanto c’è da fare i conti con il presente, fatto di mutui e bollette da pagare, oltre che di figli da mandare a scuola.
Ne sa qualcosa Ettore Castellotti, che lavorava nella pelletteria insieme alla moglie: «Rischiamo di ritrovarci in mezzo a una strada, perché lo stipendio non arriva da mesi e i risparmi sono finiti». Monica Vincenti, ha lavorato nella stessa azienda per trent’anni: «Da parte nostra c’è sempre stata la massima disponibilità a parlare coi dirigenti per cercare di risolvere insieme i problemi però dall’altra parte non abbiamo ricevuto risposte. Ci siamo sentiti presi in giro».
La situazione di disagio a cui dovranno far fronte le 26 persone che sono rimaste senza lavoro (27 se consideriamo un operaio ormai prossimo al pensionamento) e di conseguenza le loro famiglie, non è certo semplice da risolvere.
L'unico sostentamento che in questo momento stanno ricevente, è per mano della Regione Toscana, che anticiperà loro alcune mensilità. A settembre poi la Provincia valuterà se ci sono le premesse per una nuova gestione imprenditoriale oppure se si andrà verso il fallimento dell'attività fucecchiese.
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