Attenzione
Quei ragazzi che lavorano per respingere l’isolamento
Sono sparite le scritte che offendevano il quartiere, la popolazione cresce di anno in anno I meriti del Centro giovani, nelle cui stanze si cerca di rafforzare la cultura della comunità
EMPOLI. Adesso ad Avane quelle scritte non si vedono più. Non c'è più l' “Avane mafia” dipinto a bomboletta sul cartello stradale poco prima di entrare in frazione. E' cancellato anche l' “Avane come il Bronx” rimasto pitturato per anni sui muri del quartiere. Due anni fa i ragazzi, ad Avane, presero acqua e spugna e le tolsero una ad una. Presero sacchi e pinze e andarono a ripulire dai rifiuti le aree più sporche. «Lo facemmo tutti insieme, per dire che l'immagine di Avane non era quella che sopravviveva nell’immaginario collettivo – spiega Greta Chiarito, 23 anni, presidente del comitato di quartiere – per sopraffare quell'idea che la nostra Avane fosse zona malfamata e difficile. Magari anni fa lo sarà stata davvero, o forse no. Io, che sono nata e cresciuta qua, non ho mai avuto problemi. Ma quelle scritte erano comunque un colpo al cuore, violenza gratuita».
In effetti quale città non ha le sue debolezze, quali quartieri non hanno la loro spazzatura per terra da ripulire. Quale città e quali quartieri hanno, o non hanno avuto, storie difficili da raccontare. Così, parlando con Greta, pensi che Avane possa essere stato un capo espiatorio più di altre realtà. Oggi l'Avane che raccontiamo è una zona della città in espansione, come tutte del resto, ci sono le nuove case che sorgono accanto a quelle popolari, raccolte intorno a piazza dei Cavalieri. Sempre più cemento, sempre più confini tracciati anche qui a dividere il “mio” dal resto.
Una tendenza all'isolamento che ad Avane i ragazzi come Greta o Marco Peruzzi, responsabile del Centro Giovani, 38 anni laureato in psicologia, cercano di evitare. «Qui per un'educazione di comunità», è tutto riassunto in questo concetto appeso con una targhetta all'ingresso. Il Centro Giovani sono due stanzine ma non manca niente: cucina, divani, qualche computer, una lavagna, le foto dei ragazzi appese alle pareti. È nel cuore della frazione. I muri colorati danno allegria ma non bastano a nascondere le crepe di una struttura vecchia. Qui da anni tutti aspettano il trasferimento nella vicina Casa Cioni, un rudere che il comune sta ristrutturando, ma troppo lentamente, dove dovrebbe sorgere la nuova sede. Intanto si va avanti, con tutti i progetti di questa realtà voluta dall'amministrazione ad inizio anni Novanta come progetto per la prevenzione della dispersione scolastica e del disagio giovanile.
Gestito attualmente dalla cooperativa Il Piccolo Principe, dopo un aiuto più che decennale della Regione è finanziato da tre anni dal Comune di Empoli e in parte, seppur minore, dagli utenti. «Oggi – dice Marco Peruzzi – seguiamo 120 tra ragazzi e bambini in diversi progetti. Abbiamo quattro educatori e ci sono i volontari. Siamo impegnati nel recupero scolastico, strutturiamo una serie di gruppi educativi e di socializzazione. Questo perché vogliamo che i ragazzi imparino fin da piccoli ad essere cittadini consapevoli e critici, la parola d'ordine qui è socializzazione. Vivere stando insieme, coinvolgendo anche i genitori in un processo partecipativo, creare una comunità educante, trasmettere i valori di uno sviluppo sociale positivo. Lavoriamo coi ragazzi inviati dai servizi sociali ma non solo, anche con quelli che magari non hanno difficoltà specifiche e vogliono passare del tempo con i nostri progetti».
Oggi il Centro Giovani è diventato una realtà territoriale, i ragazzi e le famiglie che si rivolgono ad esso sono di Avane ma anche dei comuni limitrofi. Il fulcro delle attività resta il quartiere empolese. «Portiamo i ragazzi fuori dal Centro – spiega ancora Peruzzi – dove in ogni caso gli spazi sono limitati per tutte le attività. Facciamo vivere il quartiere, in collaborazione con il comitato organizziamo iniziative per far stare insieme i ragazzi. Come educatori vogliamo che si confrontino con gli altri coetanei, generino una coscienza critica, imparino a prendersi cura di ciò che li circonda. Desideriamo che si creino tra loro relazioni intense e numerose, facendogli capire che la vita è fatta di questa intensità. Arma contro la dispersione e il rifugio in se stessi». È lo stesso spirito che anima il comitato di quartiere. Una decina di cittadini che negli ultimi anni hanno fatto di tutto e di più per far vivere in maniera attiva la comunità. «In particolar modo dal 2009 – dice Greta Chiarito – ci siamo imposti degli obiettivi di socializzazione. Penso per esempio alla mappa dei servizi, una carta distribuita alla popolazione in cui abbiamo raggruppato a suo tempo tutte le realtà associative della zona. In piazza dei Cavalieri, il cuore di Avane, abbiamo istallato un canestro, risistemato il pallaio, organizzato pomeriggi sportivi e in futuro speriamo in un campo di pallavolo. Qualche settimana fa abbiamo promosso una cena in cui siamo riusciti a far incontrare Avane. Non è una definizione casuale, visto che molti dei cittadini intervenuti non si erano mai conosciuti prima seppur abitino nelle stesse vie. Questo ci fa capire quanto oggi sia importante la socializzazione per evitare di creare vere zone dormitorio. Vogliamo che il quartiere viva, e dire: “Il quartiere, cittadini, è vostro”».
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