Gioco
Nell’Empolese sono spariti ben diciotto portalettere
I tagli dovuti al piano di razionalizzazione di Poste Italiane: si traduce anche in ritardi nelle consegne e disagi per i cittadini. Le proteste dei sindacati
EMPOLI. Da una parte ci stanno i ritardi, i recapiti a singhiozzo e i disagi continui lamentati da molti cittadini, dall’altra i carichi di lavoro insostenibili, la perdita di posti e il rigetto di alcune norme contenute negli accordi sindacali. A ricomporre il quadro, tracciando un ponte tra le proteste degli utenti e le rivendicazioni sindacali dei postini del territorio, è la rappresentanza Cobas dei lavoratori delle Poste. Secondo la sigla sindacale di base, infatti, alla base dei disagi ci sarebbe un piano dell’azienda che ha drenato risorse al comparto del recapito peggiorando le condizioni dei lavoratori. «La razionalizzazione del settembre scorso – spiegano i Cobas - che a livello nazionale ha fatto sparire seimila posti nel recapito, ha avuto ripercussioni pesanti anche nell’Empolese Valdelsa».
In tutto si parla di 18 postini in meno nel giro di qualche mese nei vari comuni della zona. La riduzione del personale non sarebbe avvenuta, almeno sul territorio, attraverso licenziamenti, ma tramite prepensionamenti e trasferimenti in altri reparti senza le relative sostituzioni. Nell’Empolese degli oltre 70 portalettere ne sono rimasti circa 60. Mentre in Valdelsa la diminuzione sarebbe stata di 5 unità, passando da 30 a 25. «Nei comuni di Empoli, Cerreto, Vinci e Fucecchio si sono persi tredici posti – continuano – mentre nelle due zone valdelsane di Certaldo-Gambassi e Castelfiorentino-Montaione altri cinque. Passare da circa 100 lavoratori del comparto a poco più di 80 ha provocato delle ripercussioni enormi, che si sono fatte ancora più visibili nel periodo estivo a causa delle ferie e delle assenza. I carichi di lavoro, è ovvio, sono diventati pesantissimi dal momento che le commesse dei postini che sono venuti a mancare sono state affidate a quelli che sono rimasti in servizio. Tanto che nelle zone più popolose siamo passati da 800 a oltre 1.000 recapiti in un solo giorno».
I sindacalisti attaccano l’azienda che, «con la giustificazione di un calo dei traffici, che pure c’è stata a causa dell’informatizzazione di alcune pratiche e dell’entrata di una fetta di concorrenza nel servizio, ha effettuato un taglio assolutamente non commisurato con la realtà delle cose».
Le segnalazioni dei cittadini, sempre più frequenti in questi mesi estivi, parlano di ritardi sul recapito della posta ordinaria con consegne non regolari ma spalmate solo su alcuni giorni della settimana. Circostanze queste che vengono confermate dai sindacalisti e delegati Cobas. «Non potrebbe essere diversamente – attaccano – il problema è che secondo noi non c’è un piano serio alla base. Il recapito, a differenza di altri settori che si stanno espandendo sempre di più, non produce utili e perciò si è deciso di trasferire risorse altrove. Prima il postino era una figura che aveva uno spessore sociale notevole, adesso diventa un semplice portatore di lettere e bollette. Molti dei servizi che effettuavamo gratuitamente sono stati messi a pagamento, come ad esempio la giacenza per alcuni giorni della posta. Sinceramente non capiamo come si possa parlare di qualità quando non ci sono i numeri necessari per farla». Ma legata alla questione della riduzione del personale di ruolo c’è anche quella relativa alle sostituzioni temporanee. I numeri che vengono snocciolati delineano una situazione di emergenza. «Solo ad Empoli in questo ultimo periodo ci sono stati giorni in cui avevamo 21 assenze – raccontano – si tratta della situazione peggiore perché è il comune più grande che ha il più alto numero di postini, ma anche negli altri non si sta meglio. Peraltro molte di queste sono lunghe, alcune per malattia altre per maternità. Secondo gli accordi, che tra l’altro noi non abbiamo sottoscritto perché non c’erano le condizioni minime per farlo, ogni assenza lunga dovrebbe essere coperta da un’assunzione a tempo determinato, con contratti che solitamente durano tre mesi. Col passare degli anni tali accordi sono sempre più stati disattesi. Se fino a qualche anno fa, infatti, alcune sostituzioni venivano fatte e quindi la mole di commesse veniva bilanciata, al momento non ne vengono attivate più e si cerca di tappezzare le falle chiedendo ai lavoratori di collaborare con accordi stretti a voce e che non avrebbero dunque nessuna valenza a livello legale».
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