Il Tirreno

Empoli

Flop delle nuove attività non vivono più di due anni

di Chiara Capezzuoli
Flop delle nuove attività non vivono più di due anni

Confesercenti: «Buttarsi nel commercio non garantisce una soluzione alla crisi» Intanto crollano i fatturati in tutti i settori, a picco moda e agenzie immobiliari

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EMPOLI. Non è più sufficiente aprire un’attività in proprio, intraprendendo così una carriera nel settore imprenditoriale, per scampare alla falce della crisi. È quanto emerge dai dati dell'Osservatorio Economico di Confesercenti dell'Empolese Valdelsa. Il tasso di sopravvivenza delle nuove imprese si è infatti ridotto: ora oscilla tra i 10 e i 24 mesi. La sempre più frequente apertura di nuove attività e la loro chiusura nel giro di massimo due anni è la conferma lampante della situazione di stallo in cui il nostro territorio si trova. Sempre più spesso, infatti, vengono a formarsi tante piccole realtà commerciali che, senza avere una giusta considerazione strategica, sono costrette a chiudere.

Sia nel consuntivo aggiornato al 31 dicembre 2012 che nel quadro congiunturale riferito al marzo 2013 riportato da Confesercenti, l'Empolese Valdelsa si è guadagnato (insieme al Mugello) la "maglia nera" a livello provinciale per quanto riguarda il fatturato. «La situazione è veramente complicata – conferma Lapo Cantini, presidente di Confesercenti Empolese-Valdelsa – ci vorranno sicuramente degli anni per poterci riassestare economicamente».

Le statistiche riportate in merito al nostro territorio parlano chiaro, e come conferma Sauro Spignoli dell'Osservatorio economico Confesercenti, la dura flessione riportata dai fatturati del nostro territorio nel 2011, ha riportato un'ulteriore caduta nel 2012 e si prevede, per questo anno, un consolidamento dei dati riferiti all'anno scorso.

Entrando nel particolare, il -4,94 di fatturato (si tratta di numeri in termini assoluti, frutto delle risposte delle attività prese come “campione”) aggiornato al marzo 2013, è da imputare soprattutto al grave calo subito dal settore della moda e da quello immobiliare (che comprende appunto le agenzie). Questi due settori hanno fatto registrare un abbassamento nel fatturato rispettivamente del -11,24 e del -10,65: la caduta libera di queste due variabili «risulta essere un dato inaspettato». Non meno preoccupanti i valori relativi agli altri aspetti della statistica: il settore alimentare ha registrato un calo del -5,31 e i bar hanno fatto registrare un abbassamento del -3,51 rispetto all'anno scorso.

Delle novantadue imprese campionate (cinquantasei dell'Empolese e trentasei del Valdelsa) i settori degli alloggi (-1,39), ristoranti (-2,2) e altri commerci (-2,41), sembrano registrare solo un lieve calo del fatturato rispetto al consuntivo trimestrale aggiornato al dicembre 2012.

Da notare, inoltre, che nel quadro congiunturale la Valdelsa sembra reggere un po' meglio il duro colpo della crisi, rispetto all'Empolese. Emerge infatti dai dati che gli abbassamenti dei fatturati empolesi siano maggiori a quelli del Valdelsa tranne per quanto riguarda l'altro commercio e i ristoranti.

Nel dettaglio: la Valdelsa ha fatto registrare un -2,47 nel settore alimentare, -5,45 nella moda, -3,44 negli altri commerci (ottici, fiorai e cartolerie e così via), -2,96 per quanto concerne i bar ed infine -2,96 nel settore ristorazione.

L'Empolese ha invece subito un calo del -7,1 nel settore alimentare, -12,04 nella moda, -2,01 nell'altro commercio, -3,94 nei bar ed un -1,73 nel settore dei ristoranti.

Le previsioni per settembre 2013, dovrebbero consolidare i dati appena riportati; non ci dovrebbe infatti essere un repentino controbalzo economico. Il settore dei bar dovrebbe incrementare il fatturato dell'1,14% e i ristoranti del 0,45%; si dovrebbero riscontrare miglioramenti anche nel settore dell'abbigliamento e alimentare. Previsto invece un lieve ulteriore calo del fatturato per ciò che riguarda l'altro commercio.

Come spiega Alessio Falorni, docente della facoltà di economia di Firenze «l'economia del piccolo commerciante è preoccupante. A livello macro-economico (dei consumi) la variante è sempre negativa. Unica variante positiva (a livello italiano) è il settore delle esportazioni». Come sostiene Falorni «il nostro territorio ha un ingente stock di risorse ma stanno deperendo e la fiducia che gli imprenditori riponevano nella politica, sta ormai venendo meno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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