Finanza
Nel cuore di Fucecchio c’è un oratorio che ormai cade a pezzi
10 LUOGHI DI SALVARE Risale al 1600 ed è intitolato a Sant’Antonio da Padova. È segnalato sulle guide ma è chiuso e pericolante
FUCECCHIO. Da Fucecchio, per una "visita" ad alcune emergenze culturali, siamo passati sei anni fa. Ci siamo tornati, e abbiamo ancora una volta apprezzato le grandi potenzialità che il centro storico potrebbe offrire anche dal punto di vista turistico.
Le vie del centro. Inerpicandoci per le strette viuzze medievali una babele di linguaggi diversi che provengono dalle finestre aperte in questa estate neanche eccessivamente calda, ci trasporta in un luogo senza tempo e passeggiando in centro, a pochi passi da piazza Vittorio Veneto e piazza Garibaldi, nel cuore pulsante dell'antico castello, imbocchiamo una via suggestiva, sulla quale si affacciano antichi palazzi monumentali appartenuti alle più importanti famiglie fucecchiesi; si tratta di via Castruccio. Percorse poche decine di metri, la nostra curiosità ci porta a svoltare verso via Bracci, già via Valdarnese; in fondo alla pittoresca via, prima di arrivare alla scalinata che conduce nella parte bassa del paese, ci soffermiamo in uno dei luoghi più significativi per la storia del glorioso borgo. I resti della medievale porta Valdarnes+e (o al Noce), sono ricordati da una bell'epigrafe posta sulla parete di un edificio bianco in prossimità della scalinata. La tradizione accolta anche dall'epigrafe, narra l'episodio secondo cui Castruccio Castracani degli Antelminelli, signore di Lucca, durante una delle sue scorribande sarebbe penetrato a tradimento nel castello salamartano proprio varcando la porta al Noce nella notte del 20 dicembre 1323, per essere poi cacciato dai difensori il giorno dopo. Nelle vicinanze osserviamo, attratti dal degrado complessivo della zona circostante e da alcuni cartelli piuttosto sgrammaticati - peraltro sempre gli stessi di qualche anno indietro - un'armoniosa e gradevole costruzione, un piccolo edificio sacro, l'oratorio di Sant'Antonio da Padova.
L’oratorio oggi. Meravigliati, ci avviciniamo per leggere i vistosi cartelli che segnalano il fabbricato pericolante e notiamo con gran dispiacere che la struttura è chiusa, inaccessibile ed in pessime condizioni di conservazione. Il tetto denota degli avvallamenti piuttosto preoccupanti, l'intonaco è quasi completamente compromesso, lo stato di degrado dell'edificio appare generalizzato. Il piccolo oratorio è di proprietà privata, ma si tratterebbe pur sempre, stando alla segnalazione in bell'evidenza, di una struttura pericolante - e almeno da sei anni - che si affaccia sulla pubblica via. È veramente un peccato che una struttura di pregio come questa sia lasciata in tali condizioni, considerando la posizione e soprattutto l'importanza storica del luogo e dell'edificio stesso; oltre a varie pubblicazioni, anche una delle guide storico artistiche di Fucecchio, tradotta pure in inglese, riporta la presenza del piccolo oratorio negli itinerari di visita. Non crediamo che i turisti che visitano il borgo, arrivati di fronte al "chiesino", possano comprendere fino in fondo la situazione. Tante volte sentiamo affermare che dovrebbe essere valorizzato il patrimonio artistico minore, il museo diffuso sul territorio, e tante altre volte purtroppo ci troviamo a dover commentare situazioni, di non facile soluzione certamente, come questa.
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La storia dell’oratorio. Nel 1685 su iniziativa di Giovanni Galleni, figlio di quel Valerio che troviamo nel 1604 sostenitore della ricostruzione della chiesa del Galleno, cominciarono i lavori per la costruzione dell'oratorio di via Valdarnese in Fucecchio, nei pressi dell'antica porta al Noce; il 26 maggio di quell'anno fu posato il primo mattone e il 27 ottobre dell'anno successivo il vicario del vescovo di San Miniato, Maria Giovanni Tilli, si reca a benedire il nuovo edificio, alla testa di una solenne processione composta da "tutto il clero di Fucecchio" e da numerosi fedeli. Il nuovo oratorio, con pianta ad aula e piccolo campanile a vela, ornato da un bellissimo portale lavorato in pietra serena, sarà intitolato alla "Santissima Concezione della Beatissima Vergine" ed a Sant'Antonio da Padova; un cappellano dovrà celebrarvi una messa per settimana, nel giorno di martedì dedicato a Sant'Antonio. Inoltre si stabilisce, sempre per volere del Galleni, l'obbligo di celebrare una festa annuale in onore del Santo, stanziando ogni anno la somma di cinque scudi e lasciando addirittura un pezzo di terra con una piccola abitazione a titolo di legato per la certezza dell'"uffiziatura"; la prima di queste celebrazioni si svolgerà il 15 giugno del 1687. Il nuovo oratorio diviene dunque, dalla fine del Seicento, un autentico punto di riferimento per la devozione popolare.
Gli ultimi anni. Testimonianze locali narrano di come il "chiesino" sia stato fino agli anni Cinquanta del secolo scorso una stazione di sosta delle rogazioni, processioni fatte per invocare la protezione divina sui raccolti delle campagne; da questo luogo infatti, considerata la posizione favorevole anche dal punto di vista panoramico, venivano impartite le benedizioni sull'intera campagna circostante il borgo salamartano. Negli ultimi anni del Settecento la proprietà del complesso situato in via Castruccio, compreso l'oratorio di via Valdarnese (ora via Bracci), dalla famiglia Galleni passa nelle mani di un'altra importante famiglia proveniente dalla zona di Vinci, i Comparini. Tale famiglia esprimerà anche personalità che ricopriranno, nel corso dei decenni successivi, le più alte cariche amministrative del comune fucecchiese.
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