Sicurezza
Ha voluto seguire le indagini con i poliziotti
La disperazione della madre del bambino di otto mesi. L’uomo è già libero Ai giudici ha detto: nessun sequestro, l’ho portato via in accordo con la mamma
EMPOLI. Ha voluto esserci, sempre. Prima facendo le indagini da sola, poi seguendo la polizia nella trasferta nel Reggiano.
Il suo senso materno non le ha permesso di restarsene a casa, ad aspettare l'esito delle indagini.
Un istante dopo che l’uomo gliel’aveva portato via, lei non s’è persa d’animo. Ha girovagato per tutta la città. Ha bussato alle porte dei suoi connazionali, dove pensava di trovare il convivente con il loro bambino.
Solo a tarda notte s’è dovuta arrendere. E si è rivolta alla polizia. Quando gli ispettori hanno deciso di andare fino in Emilia Romagna, è salita in auto e, con loro, si è diretta verso Cadelbosco, una località alle porte di Reggio Emilia, dove - grazie alle indagini tecniche - si supponeva che potesse trovarsi l’uomo.
È stato il segnale del suo telefono cellulare, intercettato dalla polizia, a dare questa speranza.
Quando sono arrivati sul posto, le sue indicazioni hanno aiutato a individuare il luogo dove si rifugiavano l'uomo e il bambino.
Anche se le indagini sono state difficile e faticose: la sorella dell’uomo non risultata tra i residenti in quel Comune. Un nominativo simile era registrato all’anagrafe di Rovigo. Ma quest’ostacolo non ha fermato i tre poliziotti di Empoli. «In questa città ci sono stata, ci ho abitato per un po’» ha fatto capire con un italiano incerto, agli ispettori Danilo Di Stefano, Maurizio Francalanza e Vito Bollettino, che sono andati a "liberare" il bambino.
E quei frammenti di ricordi, resi ancor più complicati dalla difficoltà di comunicare, hanno costruito un puzzle che, alla fine si è rivelato importante. «La donna ci ha descritto un luogo - spiega l'ispettore Danilo Di Stefano - fatto di piccole immagini: una casa con dei mattoni rossi, una fermata del bus, un asilo per bimbi, che si trovava poco distante. Ma ci ha anche detto che se ne stava sempre al chiuso. Probabilmente in un laboratorio, a lavorare. Forse perché era nel pieno della gravidanza».
Con quegli elementi - grazie anche all’aiuto di alcuni cittadini cinesi che abitano nel Reggiano e alla polizia locale – sono stati individuati 3 immobili. E poi l’alloggio dove poteva trovarsi l’uomo col bambino.
Che è stato circondato. Quando l'uomo è uscito, gli agenti sono intervenuti, lo hanno arrestato e sono entrati per recuperare il bambino. «Era lì tranquillo - raccontano i poliziotti - l'atteggiamento dell'uomo, non sembrava ostile, ma amoroso, nei confronti del suo figlioletto».
Lungo il viaggio di ritorno, i tre ispettori, hanno anche aiutato la madre cinese ad accudire il filfioletto. «Lo abbiamo allattato e cambiato – spiega l’ispettore Di Stefano – durante una sosta in autostrada».
Poi arrivati a Empoli, madre e bambino sono stati sistemati in una casa famiglia.
Ieri mattina, davanti al giudice Antonella Pini Bentivoglio, per il 34enne si celebra l’udienza di convalida dell’arresto.Difeso dall’avvocato Matteo Marchesini, l’uomo però respinge l’accusa di aver rapito il figlioletto. Racconta, piuttosto, di aver avuto un diverbio con la moglie. Alla stazione sarebbe scoppiata la lite durante la quale - secondo quanto riferito dall’uomo - la donna si sarebbe lamentata del fatto di non avere mezzi per mantenere il piccolo. Così che i due si sarebbero accordati per affidare il bambino al padre.
Il giudice, accogliendo quanto sostenuto dalla difesa, ha convalidato l’arresto. Ma ha derubricato il fatto da sequestro di persona a sottrazione di minore. Respinta la richiesta di misura chiesta dalla procura, l’uomo è stato liberato.
Emilio Chiorazzo
Altro servizio a pagina 6
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