Sicurezza
Volti e storie del passato per capire i giorni nostri
Nella nuova e suggestiva cornice del chiostro dell’ex convento degli Agostiniani premiati Ermanno Rea e Luciano Canfora. Menzione speciale a Pier Vittorio Buffa
EMPOLI. La letteratura, la storia, la musica. Mentre nel centro della città andavano in scena “Empolissima” e lo shopping, la cultura si è ritagliata il suo spazio. Conquistandosi un angolo, ma quello buono.
Nello splendido scenario dell’ex convento degli Agostianiani, infatti, a farla da padrone è stato il premio Pozzale-Luigi Russo, che ha chiuso la sua 61ª edizione con la cerimonia di premiazione ospitata per la prima volta in questa cornice d’eccezione. La nuova casa del premio Pozzale-Luigi Russo è suggestiva. Come sottolinea il sindaco Luciana Cappelli nella presentazione, ha il merito di avvicinare il pubblico agli autori. È la sua collocazione geografica, nel chiostro degli Agostiniani, la novità di questo premio letterario che vanta 61 anni di vita.
Una longevità, per dirla con le parole del suo presidente Adriano Prosperi, a dispetto del fatto che i libri non arrivano su segnalazione delle case editrici, ma scelti e segnalati dai componenti del comitato. Funziona così dal giorno in cui nacque. Era il 1948. Il premio nacque per volontà di alcuni contadini ed operai della frazione del Pozzale, a Empoli, sulla scia dell’esperienza maturata durante la Resistenza, per auspicare e produrre un incontro e una collaborazione tra intellettuali e lavoratori. Un gesto denso di significati, dove si sceglie di far passare la ricostruzione, o meglio la costruzione del Paese, dopo la seconda guerra mondiale, dalla cultura. Di quel gruppo è stata ricordata Vera Viti: questo è il primo premio che non la vede protagonista. È scomparsa di recente. Il sindaco ha voluto commemorarla consegnando un riconoscimento alla sorella Adriana.
Il premio, quest’anno, ha visto due vincitori ex aequo: Ermanno Rea e Luciano Canfora. Come deciso dalla giuria formata, oltre che dal presidente Prosperi, da Roberto Barzanti, Remo Bodei, Laura Desideri, Giuliano Campioni, Giacomo Magrini, Cristina Nesi, Marco Revelli, Biancamaria Scarcia, Gustavo Zagrebelsky, e Giuseppe Faso (segretario).
Luciano Canfora è stato premiato per il suo libro su Gramsci “Spie, Urss, antifascismo: Gramsci 1926 – 1937” (edizioni Salerno 2012), Ermanno Rea per il libro che racconta, anche con le immagini, la sua esperienza di fotografo (“1960. Io Reporter”, edito da Feltrinelli, 2013). Un lavoro di pochi anni, col quale Rea racconta la povertà “africana” dell'Irpinia, lo sfruttamento delle raccoglitrici di olive calabresi. E poi la Mancha, l'oriente, l'India, il Giappone. Un libro che è un'operazione di recupero, di un archivio andato perduto in gran parte e ricostruito attraverso i giornali. Rea, come Canfora esprime la volontà di connettere il passato con il presente. Una menzione speciale, poi, la giuria l’ha riservata a Pier Vittorio Buffa, scrittore e giornalista del gruppo editoriale L’Espresso. Il suo libro (“Io ho visto”, edito da Nutrimenti), raccoglie i volti e le testimonianze delle stragi nazifasciste: quella di Sant’Anna, del Padule. «A Buffa - ha sottolineato il presidente del premio - dobbiamo dire grazie perché ci porta in un’epoca storica, che rischiamo di dimenticare».
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